Gela: tra bioraffineria e emergenza sanitaria, una città in bilico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre la conversione a bioraffineria del polo Eni prova a disegnare un futuro diverso per Gela, l'eredità più pesante del suo passato industriale – un’incidenza di tumori e malformazioni tra le più alte – continua a gravare sulla popolazione. I cittadini, però, devono fare i conti con un servizio sanitario che, invece di potenziarsi, rischia di indebolirsi ulteriormente. Il nuovo piano della Rete ospedaliera regionale, approvato in Commissione Salute, non sembra essere la risposta attesa per una città di 75.000 abitanti, lasciandola pressoché priva di tutele adeguate.

La protesta di cittadini e istituzioni

La risposta della città a quello che viene percepito come un abbandono è stata immediata. Cittadini, pazienti, associazioni e amministratori si sono radunati davanti all'ospedale per protestare contro il timore di una riduzione di posti letto e servizi. La mobilitazione travalica gli schieramenti politici, unendo sindaci di centrodestra e opposizione in una critica comune al piano della Regione guidata da Schifani, nonostante il parere favorevole di Fratelli d’Italia in Commissione.

Un territorio vulnerabile e le bonifiche incompiute

In un contesto già segnato dall'inquinamento industriale, la situazione sanitaria appare ancor più critica. La bonifica dell'area, infatti, non è ancora completata, un fattore che rende secondo molti indispensabile un presidio sanitario forte. L'assenza di interventi risolutivi, unita alle notizie di cronaca spesso legate alle conseguenze dell'inquinamento, accentua il senso di vulnerabilità tra i cittadini.

Il diritto alla salute in un'area a rischio

La questione va ben oltre una semplice riorganizzazione dei servizi, toccando il tema della garanzia del diritto alla salute in un'area ad alto rischio ambientale. L'approvazione in Commissione, se da un lato sancisce l'avvio del piano, dall'altro non placa le proteste di chi vede in questo documento l'ennesima sordità istituzionale. La speranza è che l'iter successivo, che attende anche il via libera ministeriale, possa ascoltare le richieste di un territorio che chiede di non essere lasciato solo.

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