Slovenia, il centro-sinistra vince ma non governa: spionaggio e parità perfetta dopo il voto
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Redazione Esteri
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L’esito delle elezioni parlamentari in Slovenia consegna al paese uno scenario di sostanziale paralisi, dove l’affermazione del centro-sinistra – se così può essere definita – rischia di rivelarsi una vittoria di Pirro. Il movimento Libertà (Gibanje Svoboda) del premier uscente Robert Golob, che negli ultimi quattro anni ha guidato una coalizione eterogenea con i Socialdemocratici e la Sinistra, si è confermato la prima forza politica del paese, ma lo ha fatto con un margine talmente esiguo da trasformare il dato elettorale in un mero dettaglio statistico. Con circa un punto percentuale di scarto, o poco più – il 28,5 per cento contro il 28 – il partito di Golob ha tenuto testa al Partito Democratico Sloveno (Sds) di Janez Janša, ma senza riuscire a scardinare l’equilibrio che tiene in bilico il paese.
Sono stati chiamati al voto un milione e settecentomila cittadini, e il responso delle urne ha restituito l’immagine di una nazione spaccata esattamente a metà. Il centrodestra, guidato da un Janša che negli anni ha coltivato rapporti stretti con l’orbita conservatrice europea e con il neoeletto presidente americano Donald Trump, non è riuscito a compiere l’agognato sorpasso nonostante una campagna elettorale che molti osservatori hanno definito senza esclusioni di colpi, una vera e propria “macelleria” politica. A pesare sul clima, come spesso accade in queste fasi concitate, sono state le rivelazioni riguardanti presunte ingerenze straniere, elementi che hanno contribuito a inasprire la contesa fino all’ultimo voto disponibile.
Un’ingerenza “occulta” e il ruolo di Black Cube
La campagna elettorale slovena è stata infatti segnata da accuse gravissime, che hanno proiettato l’ombra di pratiche spionistiche al centro del dibattito democratico. A emergere è stato il presunto coinvolgimento dell’agenzia Black Cube, una società investigativa privata fondata da ex membri dell’esercito israeliano e già finita al centro di scandali internazionali per operazioni di “mercenary surveillance” in Romania e Ungheria. Secondo quanto ricostruito, la destra slovena avrebbe stretto un accordo con questa struttura per delegittimare l’esecutivo di centro-sinistra in carica, utilizzando metodi tipici dell’intelligence: dalla creazione di profili falsi su piattaforme professionali come LinkedIn, alla registrazione occulta di conversazioni, fino alla diffusione mirata di registrazioni compromettenti a ridosso del voto.
Le indagini, condotte dall’Agenzia per la Sicurezza e l’Intelligence slovena (Sova) e dalla polizia, hanno portato alla luce contatti e spostamenti di alcuni degli operatori dell’agenzia sul territorio sloveno. In particolare, gli inquirenti hanno accertato la presenza di quattro persone legate a Black Cube – tra cui l’amministratore delegato Dan Zorella e l’ex capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliano Giora Eiland – in visita a Lubiana, con incontri verificatisi anche nei pressi della sede del partito di Janša. Il premier Golob, in una lettera indirizzata alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, ha parlato apertamente di “interferenza straniera” e di “minaccia ibrida” ai danni della stabilità democratica del paese, chiedendo l’attivazione dello scudo democratico europeo per una valutazione immediata del rischio. Janša, dal canto suo, ha ammesso di aver incontrato uno degli agenti, ma senza fornire dettagli precisi sulla natura del colloquio.
La mobilitazione di Žižek e il risultato di misura
La posta in gioco era talmente alta che, per mobilitare l’elettorato, è sceso in campo anche il filosofo Slavoj Žižek, figura di spicco della cultura globale nonché intellettuale scomodo e dissacrante. Con un video divenuto virale, che porta la sua inconfondibile cifra stilistica fatta di provocazioni e apparenti banalità, Žižek ha cercato di smuovere le coscienze dei cittadini più stanchi e disillusi. Il suo invito, ironico ma diretto, suonava più o meno così: prendetevi dieci o venti minuti, una domenica qualsiasi, per fare un salto alle urne; una volta assolto a questo “fastidio” democratico, potrete tornare a casa a guardarvi una buona serie tv.
Nonostante questo richiamo, e nonostante la fibrillazione degli ultimi giorni, il risultato non ha premiato nessuno in modo netto. Con i due poli principali quasi appaiati, l’ago della bilancia sloveno pende ora nelle mani dei partiti minori. Le forze ambientaliste, che hanno registrato un exploit significativo, e gli stessi socialdemocratici, che hanno visto ridimensionato il proprio peso specifico rispetto al passato, diventeranno probabilmente gli interlocutori obbligati per la formazione di un nuovo esecutivo. La capacità di Golob di ricomporre un’alleanza funzionante si scontra con l’usura di quattro anni di governo, mentre Janša cerca di capitalizzare il malcontento, forte del dato quasi perfettamente equivalente raccolto dalla sua coalizione. L’Unione Europea, che seguiva con apprensione l’evolversi della situazione temendo uno spostamento a destra dell’asse politico di Lubiana, può tirare un sospiro di sollievo per lo stop inflitto alla destra, ma resta con il fiato sospeso: il paese rimane di fatto senza un vincitore chiaro, e le trattative per la formazione del nuovo governo si preannunciano lunghe e complesse.




