L'intelligenza artificiale che delinea il futuro della nostra salute
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Redazione Salute
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Un gruppo di ricercatori europei, riuniti sotto l'egida del Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare (EMBL), del Centro Tedesco per la Ricerca sul Cancro (DKFZ) e dell'Università di Copenaghen, ha sviluppato un modello di intelligenza artificiale in grado di analizzare la storia clinica di un individuo per tracciare un profilo di rischio sanitario a lungo termine. Questo sistema, battezzato Delphi-2M e descritto nelle pagine della rivista Nature, non si limita a diagnosticare patologie esistenti ma prova a prevedere, con un certo grado di probabilità, quali malattie potrebbe sviluppare una persona nel corso dei prossimi decenni. L’algoritmo, che si nutre di una mole immensa di dati sanitari anonimi, è stato addestrato per riconoscere pattern e correlazioni spesso impercettibili all’analisi umana, considerando non solo le diagnosi pregresse ma anche informazioni relative allo stile di vita.
Il funzionamento di Delphi-2M si basa sull'incrocio di informazioni eterogenee, che vanno a comporre un quadro multidimensionale della salute di un paziente. L’IA, analizzando la sequenza temporale degli eventi clinici passati – dai ricoveri alle terapie croniche – e integrandoli con altri fattori di rischio, è in grado di delineare una traiettoria di salute futura. Il modello, che si distingue per la sua capacità di elaborare previsioni su un orizzonte temporale di vent'anni o più, calcola le probabilità di insorgenza per oltre un migliaio di condizioni mediche diverse, offrendo ai clinici uno strumento potenzialmente rivoluzionario per interventi di prevenzione personalizzata e precoce.
La portata di una simile innovazione, che promette di spostare l’asse della medicina dalla cura alla predizione, solleva inevitabilmente interrogativi di natura etica e giuridica. L’entrata in vigore dell’AI Act, il primo quadro normativo europeo per regolamentare l’intelligenza artificiale, e la recente legge nazionale italiana sullo stesso tema tentano di porre un argine ai possibili abusi, sebbene alcuni osservatori si domandino se una regolamentazione così complessa possa tenere il passo con una tecnologia in evoluzione così rapida. La sfida, infatti, è bilanciare la spinta all’innovazione con la tutela della privacy e l’equità di accesso a strumenti che potrebbero creare disparità.




