Claudia Conte, l’assedio mediatico e il silenzio armato di curriculum: «Le mie competenze parlano per me»
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Redazione Interno
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Roma. Il telefono squilla, e dall’altra parte qualcuno risponde. «La dottoressa adesso non le può rispondere», assicura una voce che si qualifica come la segretaria. Ma nell’aria, in quella frazione di secondo che precede l’attaccamento, rimane la sensazione – per chi ha dimestichezza con i toni e le inflessioni della diretta interessata – che lo schermo di protezione sia solo un velo, un sottilissimo paravento dietro il quale si nasconde proprio lei, Claudia Conte. La donna del giorno, colei che ha scelto di squarciare il velo sulla propria vita privata ammettendo una relazione con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, si trincera ora dietro un silenzio quasi totale. Una risposta, arrivata in serata via messaggio, prova a chiudere la porta al gossip: «Al momento preferisco il silenzio, ricordo solo le mie competenze professionali di circa dieci anni». Un’affermazione, la sua, che suona come una dichiarazione di resa solo in apparenza, mentre nella sostanza si configura come una linea di difesa ostinata e consapevole.
A rendere la vicenda molto più complessa di una semplice cronaca mondana, tuttavia, è la fitta rete di incarichi e collaborazioni che costellano il curriculum della giornalista, una serie di ruoli che proprio in queste ore l’opposizione politica ha iniziato a setacciare con il lumicino. Non si tratta solo della confessione, rilasciata al podcast di Money.it, su un legame sentimentale con il titolare del Viminale; si tratta di capire se quella relazione abbia in qualche modo intersecato i percorsi professionali della Conte. E i primi indizi, a guardare le carte, non mancano.
La società con l’ex deputato e la lettera anonima alla moglie
A gettare benzina sul fuoco, infatti, arriva un retroscena pubblicato da *Il Fatto Quotidiano* che allarga il raggio d’azione della vicenda ben oltre l’attuale esecutivo, coinvolgendo un esponente del Partito Democratico. Pare che nel luglio del 2021, quindi in un contesto politico completamente diverso rispetto a quello attuale, Claudia Conte abbia aperto una società di eventi – denominata Shallow Srl – insieme a un ex deputato del centrosinistra, Renzo Lusetti. Una partnership commerciale che, stando a quanto ricostruito, avrebbe avuto una durata limitata: Lusetti avrebbe fatto un passo indietro, uscendo dalla compagine societaria, dopo aver ricevuto una lettera anonima. Una missiva, questa, descritta come particolarmente velenosa, indirizzata alla moglie del politico, nella quale la giornalista veniva dipinta con toni spietati, definita con epiteti come «un’attricetta di paese» che si farebbe «aiutare dai vecchi».
Nonostante la polvere sollevata da questi fantasmi del passato, l’attenzione rimane saldamente ancorata al presente e al ruolo di Piantedosi. Il ministro, che ha già conferito mandato a un legale per tutelarsi da quelle che definisce illazioni, ha ricevuto la solidarietà pubblica della premier Giorgia Meloni – che lo ha convocato e, a quanto pare, rassicurato – ma la posizione del governo è di assoluto blindaggio. «Nessun piacere politico», ripetono fonti della maggioranza, respingendo l’ipotesi che l’eventuale relazione abbia mai prodotto un tornaconto professionale per la giornalista. Una presa di posizione, questa, che inevitabilmente riporta alla mente lo stillicidio del caso Sangiuliano-Boccia, un precedente ingombrante che nessuno – a partire dal diretto interessato – vuole vedere ripetuto. Piantedosi, forte del sostegno del Carroccio e di Fratelli d’Italia, è certo: «Non farò la fine di Sangiuliano».
Il tour mondiale della Vespucci e la docenza alla polizia
Ma se la politica grida al conflitto di interessi, Claudia Conte risponde allargando le braccia e indicando il proprio stato di servizio. Un curriculum, il suo, che in questi anni l’ha vista operare a stretto contatto con lo Stato, anche – e forse soprattutto – dopo l’insediamento del governo Meloni. Un esempio su tutti è il coinvolgimento nella gestione degli eventi legati al tour mondiale della nave Amerigo Vespucci. Il progetto, un partenariato pubblico-privato gestito da Difesa Servizi Spa (società al 100% del ministero della Difesa), ha visto la Conte partecipare attivamente alla moderazione e all’organizzazione di tappe prestigiose, come quella di Doha, dove il Villaggio Italia è stato inaugurato proprio sotto i riflettori della sua conduzione. Una collaborazione che dimostra, almeno sulla carta, un accesso privilegiato ai giri che contano dell’amministrazione.
A questo si aggiunge un altro tassello, forse il più spinoso: una docenza presso l’Alta Scuola di Formazione della Polizia di Stato. Un incarico che, per ovvie ragioni di vigilanza, fa capo direttamente al Viminale. L’opposizione, in particolare le voci del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle, ha già chiesto delucidazioni in merito, interrogandosi sui criteri di selezione che hanno portato alla nomina della giornalista. La linea difensiva della Conte, ribadita con una punta di fierezza in questi frangenti, è sempre la stessa: non c’è stato alcun favoritismo, la porta le è stata spalancata esclusivamente dal peso specifico delle sue competenze decennali. Una narrazione, quella del «merito», che cerca di scollinare oltre l’ostacolo della cronaca rosa.
L’intervista, il sogno della famiglia e l’ombra della commissione parlamentare
E proprio mentre l’assedio dei giornalisti si faceva più pressante, riemergono i frammenti di un’intervista rilasciata a *Virgilio.it* solo ventiquattr’ore prima dello scoop. In quelle dichiarazioni, all’epoca passate quasi in sordina, Claudia Conte si era lasciata andare a considerazioni profondamente intime e allusive. «Il mio desiderio più grande è diventare madre e costruire una famiglia», aveva confessato, aggiungendo con un tono che oggi appare profetico: «Oggi la mia situazione è più serena: accanto a me c’è una persona e spero che questa relazione possa consolidarsi». Un sogno a occhi aperti che, letto alla luce delle rivelazioni successive, suona come una conferma indiretta della stabilità del legame con il ministro.
Non basta. La posizione della Conte, infatti, non è mai stata meramente periferica. Dal 12 febbraio scorso, la giornalista siede come consulente nella Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sul degrado delle periferie. Un organismo che, guarda caso, lavora a stretto contatto con i dicasteri preposti all’ordine pubblico e alla sicurezza interna. Sebbene la nomina risulti essere «a titolo gratuito», la sovrapposizione di ruoli – amante di Piantedosi da una parte, consulente di uno Stato che Piantedosi contribuisce a governare dall’altra – ha innescato un vespaio politico difficile da sopire. La segretaria della segreteria telefonica, intanto, continua a rispondere per lei. Ma il silenzio della Conte, per quanto martellante, rischia di essere meno eloquente delle carte che, minuto dopo minuto, continuano a emergere dagli archivi della politica romana.
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