Morte di Domenico Caliendo, per i pm due medici modificarono la cartella clinica

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni e quattro mesi deceduto dopo un trapianto di cuore eseguito all’ospedale Monaldi di Napoli, si arricchisce di un nuovo, grave capitolo. La procura partenopea, al termine di ulteriori accertamenti e dopo aver vagliato la documentazione acquisita, ha contestato il reato di falso a due dei sette sanitari già iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo in concorso. Si tratta del cardiochirurgo Guido Oppido, che ha materialmente eseguito l’intervento sul piccolo, e della seconda operatrice Emma Bergonzoni; per entrambi i pubblici ministeri Giuseppe Tittaferrante e Antonio Ricci hanno avanzato al giudice per le indagini preliminari una richiesta di misura interdittiva, che comporterebbe la sospensione immediata dall’esercizio della professione medica.

L’ipotesi accusatoria, al vaglio della magistratura, si fonderebbe su alcune incongruenze riscontrate all’interno della cartella clinica del bambino, incongruenze che secondo quanto ricostruito dagli inquirenti non sarebbero semplici errori materiali bensì vere e proprie modifiche apportate ex post ai documenti ufficiali. Nel mirino della procura, in particolare, sono finite le annotazioni relative agli orari di alcune fasi cruciali della complessa procedura chirurgica; i magistrati sospettano che quei dati, fondamentali per ricostruire la dinamica dei fatti, siano stati alterati per restituire una versione degli eventi difforme dalla realtà. Le criticità emerse, come riportato da più fonti, riguarderebbero soprattutto l’ora in cui il cuore donato, partito da Bolzano, sarebbe effettivamente giunto nella sala operatoria del Monaldi, un dato quest’ultimo che sarebbe stato smentito dalle testimonianze di alcuni colleghi ascoltati come persone informate sui fatti.

I nodi cronologici e il “cuore di ghiaccio”

Il sospetto di una ricostruzione artefatta dei tempi operatori si inserisce in un quadro già di per sé complesso e drammatico, che vede al centro il tragico epilogo del trapianto e le modalità di conservazione dell’organo durante il trasporto dalla provincia autonoma di Bolzano alla Campania. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, e confermato anche da chat interne al personale sanitario, il cuore sarebbe stato erroneamente posto a contatto con ghiaccio secco, una procedura che ne avrebbe determinato il congelamento, rendendolo di fatto inutilizzabile. I medici, una volta aperto il contenitore, si sarebbero trovati di fronte a un organo descritto come “una pietra”, e i tentativi di recupero, praticati con acqua calda nel disperato tentativo di far ripartire il muscolo cardiaco, sarebbero stati vani.

La direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino, in una recente e dettagliata ricostruzione, ha ripercorso i giorni successivi all’operazione del 23 dicembre, spiegando come le prime avvisaglie di un malessere profondo emersero il 29 dello stesso mese, con le dimissioni del responsabile della parte cardiologica del trapianto, il dottor Giuseppe Limongelli. Fu a quel punto, ha dichiarato la manager, che venne chiesta una relazione al dottor Oppido e alla collega Gabriella Farina, la cardiochirurga che aveva effettuato il prelievo a Bolzano, un documento arrivato però solo l’8 gennaio e nel quale, per la prima volta, si faceva menzione del cuore congelato a causa del “ghiaccio improprio” fornito dall’ospedale altoatesino.

L’interrogatorio di fine mese e le difese

Proprio su questi snessi temporali, e in particolare sulla differenza tra quanto accaduto realmente e quanto riportato nero su bianco nei documenti ufficiali, si concentreranno i prossimi accertamenti. I due chirurghi, Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, che già devono rispondere dell’accusa di omicidio colposo in concorso per la morte del piccolo, saranno ascoltati dai magistrati inquirenti verosimilmente intorno alla fine del mese di marzo, un appuntamento cruciale per chiarire la loro posizione e per fornire la propria versione dei fatti in merito alle contestazioni che ora li vedono indagati anche per falso. Le difese, affidate rispettivamente agli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes per Oppido, e al legale Vincenzo Maiello per Bergonzoni, dovranno confrontarsi con un’ipotesi accusatoria che, se confermata, getterebbe un’ombra ulteriore su una vicenda già segnata da un dolore immenso e da una catena di presunti errori e omissioni.

Parallelamente all’attività della procura, prosegue senza sosta il lavoro degli ispettori della Regione Campania, che hanno avviato un’ispezione straordinaria per fare luce sulle “gravi criticità organizzative” emerse all’interno del reparto di cardiochirurgia pediatrica del Monaldi, criticità che vanno dalla mancata utilizzazione di dispositivi di conservazione all’avanguardia (i cosiddetti Paragonix, già in dotazione all’azienda ma non impiegati) a un clima lavorativo definito “gravemente deteriorato” e preesistente al tragico evento. Un contesto, insomma, che i familiari del piccolo Domenico, costituitisi in una fondazione intitolata al bambino, sperano possa essere finalmente chiarito in tutte le sue responsabilità.

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