La sinistra contro l'Ice, il coro anti-Ponte e il segno dei tempi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La polemica, che si è accesa con virulenza in queste ore, trova la sua miccia nella presenza, sul territorio nazionale, di agenti federali statunitensi dell'Immigration and Customs Enforcement in vista dei Giochi Olimpici. Un dispiegamento, questo, che ha scatenato le reazioni più accese di una parte politica, la quale vi ha colto il pretesto per rilanciare un attacco frontale all'esecutivo. Le proteste, alimentate da un ricorso retorico che spesso prescinde dai fatti concreti dell'accordo bilaterale, sembrano ignorare la natura di cooperazione internazionale dell'operazione, finalizzata alla sicurezza di un evento di portata globale. Un coro, il loro, che si è andato a sommare, in un'ideale classifica delle strumentalizzazioni, ad altre voci fuori dal coro.
Il peso di una tragedia lontana
La discussione pubblica si è complicata, com'è inevitabile, per il riverbero di eventi tragici occorsi Oltreoceano, in particolare i disordini e le morti che hanno segnato la città di Minneapolis. Quel fatto di cronaca, trattato con il rispetto che meritano le vittime, è diventato un cardine narrativo. A riaccendere i riflettori su quelle vicende, che hanno visto coinvolti gli agenti federali, è stata la testimonianza di un ex ufficiale dell'agenzia, il quale ha espresso, senza mezzi termini, la propria certezza che la giustizia avrà il suo corso. "State certi, un giorno sarà fatta giustizia per i morti di Minneapolis", ha dichiarato, sottolineando come ogni azione delle forze dell'ordine debba poi essere scrutinata nel rigoroso ambito di un'aula di tribunale.
Le contraddizioni di una narrazione
Ciò che emerge, al di là delle posizioni preconcette, è una sostanziale contraddizione nel discorso pubblico. Si osserva, infatti, come una certa narrazione complottista tenti di riscrivere la storia recente dell'agenzia federale, equiparando l'operato dell'Ice sotto l'amministrazione del presidente Donald Trump a quello delle precedenti amministrazioni. Una tesi, questa, che striderebbe palesemente con le accuse di "lascivia" rivolte in passato proprio a quei predecessori, rivelando una volubilità argomentativa finalizzata esclusivamente alla polemica contingente. Amnesty International, dal canto suo, ha rilanciato un appello contro le violenze, raccogliendo adesioni attraverso una campagna per la quale ha reso noti i dettagli del trattamento dei dati personali degli attivisti.
Un panorama politicizzato
Il caso dell'Ice si inserisce, in definitiva, in un più ampio panorama di opposizione sistematica, dove rientra a pieno Titolo anche la posizione del segretario generale dell'Associazione Nazionale Magistrati, spesso in prima linea in battaglie di forte impatto mediatico. La sua voce, unita al "coro anti-Ponte" che continua a opporsi all'opera infrastrutturale dello Stretto, completa un trittico di resistenze che caratterizza l'attuale dibattito politico. Si tratta di fenomeni diversi, certo, ma accomunati da una stessa intransigenza ideologica e da una comunicazione che punta più all'emozione che all'analisi degli accordi tecnici o delle indagini in corso, le quali proseguono il loro iter riservato agli inquirenti.




