Bodyguard del potere, l’agenzia Ice di Trump recluta online e fa numeri record

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Gli agenti, che alcuni osservatori definiscono come i "bodyguard del potere" dell’amministrazione, vengono reclutati attraverso piattaforme online, mostrano una spiccata propensione per il possesso di armi e vengono avviati al servizio dopo un addestramento condensato in pochi giorni, come rivela la politologa Arianna Farinelli, che da un quarto di secolo risiede a New York e insegna alla City University. «È questo il meccanismo, perfezionato negli ultimi mesi, che ha permesso la rapida crescita dell’Ice», sottolinea la studiosa, definendo l’agenzia federale per l’immigrazione uno strumento che «risponde in maniera diretta ed esclusiva al Presidente».

L'errore dell'intelligenza artificiale e gli agenti senza formazione

A complicare un quadro già di per sé critico, si è inserito un malfunzionamento tecnologico di notevole portata. Circa duecento nuove reclute, infatti, sono state mandate in servizio operativo senza aver ricevuto la preparazione di base, a causa di un errore imputabile a un sistema di intelligenza artificiale utilizzato dall’agenzia per la gestione del personale. Il sistema, come emerso da un’inchiesta giornalistica, ha consentito l’assegnazione diretta agli uffici sul territorio di numerosi agenti, i quali hanno così evitato il completamento del percorso formativo obbligatorio, un fatto che solleva interrogativi stringenti sui protocolli di sicurezza e sulla tutela dei diritti.

I numeri senza precedenti della detenzione

Parallelamente, la macchina dell’immigrazione sta producendo statistiche che segnano record storici. I dati interni del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, ottenuti da organi di informazione, rivelano come la popolazione detenuta in custodia abbia superato la soglia dei settantamila individui, un tetto mai raggiunto nei ventitré anni di esistenza dell’agenzia. Nel dettaglio, le persone trattenute a rischio di deportazione hanno toccato le settantatremila unità, registrando un incremento dell’ottantaquattro per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando invece si attestavano sotto i quarantamila. A dicembre, il conteggio si è stabilizzato a poco più di settantamila detenuti, segnando una crescita del sessantacinque per cento in un solo anno.

La tragedia di Minneapolis e l'immagine pubblica

L’operato dell’Ice, tuttavia, non è balzato alle cronache mondiali soltanto per i suoi numeri, ma anche per episodi specifici di violenza che hanno scosso l’opinione pubblica. Le immagini di agenti dal volto coperto e pesantemente armati, impegnati in operazioni con veicoli civili, hanno iniziato a circolare insistentemente in seguito all’uccisione di una donna a Minneapolis, deceduta durante un intervento del di polizia federale. L’episodio, che la politologa Farinelli non esita a classificare come una «scena non degna di un Paese democratico», ha riacceso il dibattito sui metodi e sulla trasparenza dell’agenzia, la cui condotta rimane sotto stretta osservazione. A ciò si aggiunge il dato, fornito dalle stesse fonti, di trenta decessi occorsi durante la custodia dell’Ice nell’ultimo periodo, un elemento che completa un quadro statistico e umano di estrema complessità.

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