Al Bano offre rifugio alla famiglia nel bosco, ma le curatrici frenano il ricongiungimento
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Redazione Interno
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L’offerta, giunta inaspettata dalle campagne di Cellino San Marco, in Puglia, fino ai boschi abruzzesi di Palmoli, ha riacceso i riflettori su una vicenda giudiziaria e umana che continua a dividere. Al Bano Carrisi, toccato personalmente dalla storia di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham – i genitori divenuti tristemente noti come “la famiglia nel bosco” dopo la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di allontanare i loro tre figli lo scorso 20 novembre – ha fatto una proposta concreta. “Se ci fosse ancora bisogno”, ha dichiarato pubblicamente il cantante, aprendo le porte della sua tenuta, “li invito a venire in Puglia a vedere una casa che potrei mettere a loro disposizione”. Un gesto di solidarietà che, però, si scontra con la complessa macchina dell’autorità giudiziaria, la quale procede con i suoi tempi e le sue valutazioni, spesso imperscrutabili ai più.
I tempi della ricostruzione e l'ostacolo giudiziario
D’altra parte, i genitori non stanno a guardare e, stando a quanto riferito da un tecnico da loro incaricato, avrebbero già pronto il progetto per la ristrutturazione della nuova abitazione nel bosco, un’operazione che richiederebbe circa tre mesi di lavori dall’inizio dei cantieri. Questi ultimi, in attesa di una pronuncia definitiva dei magistrati sul destino dei minori, potrebbero partire a brevissimo, nonostante i permessi comunali non siano ancora stati formalmente richiesti. Un ottimismo progettuale che, tuttavia, deve fare i conti con un parere tecnico decisamente più freddo e cautelativo: sia la tutrice che la curatrice speciale dei bambini, infatti, hanno espresso un orientamento negativo riguardo a un loro immediato ricongiungimento familiare.
Il parere delle curatrici che pesa sulla bilancia
Sebbene il loro giudizio non sia vincolante per il collegio giudicante – che al momento mantiene ancora la riserva sulla decisione finale – il loro contributo è destinato a essere uno degli elementi su cui i magistrati dovranno ponderare la sentenza. La posizione delle due figure di garanzia si fonda, in sostanza, sulla convinzione che il periodo trascorso dai minori nella struttura protetta di Vasto sia stato fin troppo breve per poter valutare compiutamente gli effetti dell’allontanamento e la reale condizione di benessere dei bambini stessi; una valutazione che, di fatto, rallenta ogni slancio verso una soluzione rapida.
Una vicenda simbolo che trascende il caso singolo
La storia, nel frattempo, è uscita dai confini della cronaca locale per assumere i contorni di un vero e proprio caso simbolo, capace di generare riflessioni più ampie su cosa costituisca il benessere di un minore. Ne ha parlato, tra gli altri, il direttore de il Giornale Tommaso Cerno, che a “Domenica In” ha ricordato come da bambino, vissuto con la nonna, conducesse un’esistenza non dissimile. “La felicità”, ha osservato, “non si misura con le leggi e con le regole”, in un commento che racchiude tutto il paradosso di una vicenda dove una scelta di vita radicale e anticonformista viene giudicata – e potenzialmente sanzionata – attraverso il rigido codice delle norme sociali e giuridiche vigenti.




