Piano Transizione 5.0, il governo definisce le aree per le rinnovabili e taglia i fondi alle comunità energetiche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Con il decreto-legge 21 novembre 2025, n. 175, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il governo ha introdotto una serie di misure urgenti che, da un lato, accelerano la realizzazione di impianti per l'energia pulita e, dall'altro, riducono in modo significativo le risorse a disposizione dei progetti collettivi. Le disposizioni, che modificano il testo unico in materia di energie rinnovabili, intervengono su due fronti distinti ma strategicamente connessi: il credito d'imposta per il cosiddetto Piano Transizione 5.0 e l'individuazione, a livello nazionale, dei siti idonei a ospitare infrastrutture energetiche, un passaggio cruciale per rispettare le scadenze imposte dal Pnrr. L'esecutivo, con una mossa che ha colto di sorpresa molti osservatori, ha quindi centralizzato la governance del territorio, attribuendo allo Stato il compito di tracciare la mappa delle zone dove sarà possibile costruire, mentre parallelamente ha operato un drastico ridimensionamento dei fondi destinati alle comunità energetiche.

Il set minimo di aree idonee stabilito dallo Stato

Il provvedimento, che ha incassato il via libera del Consiglio dei ministri, definisce un set minimo di aree considerate idonee per l'installazione di impianti da fonti rinnovabili, spazzando via, di fatto, le normative regionali che fino a ieri regolamentavano la materia. Il boccino, come si suol dire, non passa più in modo esclusivo alle Regioni, le quali dovranno ora attenersi a precisi paletti statali nel individuare ulteriori porzioni di territorio. L'elenco, piuttosto articolato, include una serie di siti, a terra e a mare, che vanno dalle ex cave e dalle discariche dismesse fino alle aree portuali e alle piattaforme marine non più in uso, per impianti che potranno raggiungere una potenza massima di 100 megawatt. Una scelta, questa, che il governo motiva con la natura strategica della gestione energetica, le cui implicazioni, economiche e ambientali, non possono essere delegate ai soli enti locali.

Il taglio del 64% ai fondi per le comunità energetiche rinnovabili

Mentre si disciplina la localizzazione degli impianti, un'altra misura contenuta nel decreto ha prodotto una doccia fredda per il settore delle energie pulite: la revisione del Pnrr ha infatti tagliato del 64% la dotazione finanziaria della misura a supporto delle comunità energetiche rinnovabili. Le risorse, che inizialmente ammontavano a 2,2 miliardi di euro, sono state ridotte a soli 795 milioni, un intervento che il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica ha rivendicato come necessaria "messa in sicurezza" delle misure del piano, che comprendono anche il biometano e l'agrivoltaico. La decisione è giunta a una settimana dalla scadenza prevista per il raggiungimento di alcuni obiettivi, un timing che ha suscitato non poche perplessità, sebbene il Gestore dei Servizi Energetici abbia confermato il superamento della milestone relativa.

Crediti d'imposta e obiettivi del Pnrr

Completano il quadro le norme in materia di crediti d'imposta previsti dal Piano Transizione 5.0, uno strumento fiscale pensato per sostenere gli investimenti delle imprese in tecnologie più efficienti e sostenibili. Questa parte del provvedimento, sebbene tecnica, si intreccia con l'obiettivo più ampio di raggiungere i traguardi fissati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, il cui percorso, come dimostrano i recenti tagli, è soggetto a continui aggiustamenti. L'azione del governo, nel suo complesso, delinea quindi una strategia che privilegia un approccio centralistico per lo sviluppo delle grandi infrastrutture, mentre ridimensiona, seppur in un contesto di milestone formalmente raggiunte, il sostegno finanziario a quelle forme di autoproduzione e condivisione dell'energia che caratterizzano le esperienze delle CER.

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