Brexit, il 49% dei britannici vuole rientrare nell'Ue: il sondaggio che riapre il dossier

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A dieci anni dal referendum che sancì l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, una larga parte dell'elettorato britannico guarda nella direzione opposta. Secondo un maxi-sondaggio del Messina Group (TMG) condotto tra il 12 e il 24 settembre su 11.461 persone e anticipato dal Guardian, il 49% dei britannici sarebbe favorevole a un ritorno del Paese nel blocco europeo, mentre il 28,5% si esprime contro questa ipotesi.

Il dato emerge a poche settimane dal congresso del Partito Laburista di Liverpool, dove il premier Andy Burnham ha aperto ufficialmente alla possibilità di rivedere in profondità il rapporto con Bruxelles.

Le opzioni sul tavolo e i numeri del sondaggio

La rilevazione ha sottoposto agli intervistati sette diversi modelli di relazione futura con l'Unione europea. Oltre al rientro pieno, che raccoglie il 49% delle preferenze, il 48,2% si dice favorevole a un mantenimento dell'attuale accordo con una riduzione delle barriere commerciali, il 47,1% appoggia l'ingresso in un'unione doganale e il 45,5% guarda con interesse a un'associazione sul modello canadese. Solo il 27,9% degli intervistati vorrebbe invece prendere ulteriormente le distanze da Bruxelles.

Sul fronte dei tempi, il 25,9% chiede un rientro immediato, il 22,9% entro i prossimi tre anni e l'8,4% nel giro di un decennio. Il 22% del campione non ha espresso una posizione definita, segno di quanto il tema resti divisivo anche a distanza di anni dalla rottura.

Burnham e la frattura nel Labour

Nel suo intervento al congresso laburista, Burnham ha detto che la Brexit «ha fatto più male che bene» al Regno Unito, annunciando che il vertice con l'Unione europea previsto entro fine anno servirà a illustrare le diverse opzioni per una relazione di lungo periodo. La sua posizione ha però fatto emergere una spaccatura nel governo. Un ministro ha dichiarato al Guardian che «è evidente che la Brexit non ha funzionato e che le promesse fatte non sono state mantenute», aggiungendo però che Burnham «deve assolutamente procedere con cautela, perché non vogliamo riaccendere le divisioni».

Un secondo ministro ha osservato che il premier «ha ragione quando dice che abbiamo bisogno di chiarezza sul nostro rapporto a lungo termine», confermando che il dibattito interno è tutt'altro che chiuso.

Il quadro politico e le conseguenze elettorali

Il sondaggio TMG stima che un eventuale referendum sul rientro, con Burnham schierato in prima linea per il sì, potrebbe portare al Partito Laburista un vantaggio compreso tra 4,3 e 7,4 punti percentuali, principalmente a scapito di Verdi e Liberal Democratici. Il 52,4% degli intervistati considera l'uscita dall'Ue un errore, mentre il 29,7% la ritiene una scelta corretta. Più di due terzi del campione afferma che, in caso di scelta obbligata, i rapporti commerciali con l'Unione europea contano più di quelli con Stati Uniti o Cina.

Restano però salde le argomentazioni storiche del fronte pro-Brexit: il controllo dell'immigrazione e la sovranità nazionale continuano a esercitare una presa significativa su una parte dell'elettorato. La ricerca ha anche rilevato che il 54,9% definisce la Brexit un fallimento, contro il 12,2% che la considera un successo.

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