Burnham apre sul ritorno in Ue: “La Brexit ha fatto più male che bene”
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Redazione Esteri
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Dieci anni dopo il referendum che sancì l’addio del Regno Unito all’Unione europea, e sei dopo l’uscita effettiva, il primo ministro Andy Burnham ha rotto quello che finora era rimasto un tabù per la politica britannica. Nel suo intervento al congresso annuale del Labour a Liverpool, il premier ha dichiarato senza giri di parole che «la Brexit ha fatto più male che bene» al Paese e alla sua economia.
Non una semplice constatazione, ma la premessa di un annuncio destinato a riaprire un dibattito che i governi precedenti avevano cercato di congelare: Burnham presenterà al Paese «diverse opzioni» sul rapporto futuro con Bruxelles, da discutere in occasione di un vertice bilaterale atteso per novembre.
Le quattro strade sul tavolo
Intervistato dalla BBC, il primo ministro ha elencato le possibilità che intende sottoporre alla valutazione pubblica. Si va dalla permanenza «esattamente nella posizione in cui siamo», a un’unione doganale sul modello di quanto proposto dall’ex cancelliere conservatore George Osborne, fino al rientro nel mercato unico sostenuto dai liberal-democratici. E poi c’è l’ipotesi più radicale, quella che lo stesso Burnham ha definito «andare fino in fondo»: il ritorno a pieno titolo nell’Unione europea.
Nessuna decisione immediata, ha precisato il premier, per il quale «un referendum non sarebbe la cosa giusta da fare adesso». Ma la porta, per la prima volta, è stata aperta.
Il lungo cammino per rientrare
La strada verso un’eventuale rientro resta tuttavia irta di ostacoli. Un ritorno formale dovrebbe passare attraverso l’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea, lo stesso percorso previsto per qualsiasi Stato candidato, con una domanda ufficiale al Consiglio, una valutazione della Commissione e il via libera unanime di tutti gli Stati membri. Non solo: il Regno Unito non ritroverebbe automaticamente le condizioni negoziate ai tempi della sua precedente permanenza.
L’opzione di uscita dall’euro, l’esclusione dall’area Schengen e il celebre rebate sul contributo di bilancio non sono più garantiti e andrebbero rinegoziati da zero, senza alcuna certezza di ottenerli. Un alto funzionario del Parlamento europeo ha parlato di «nessuna scorciatoia politica», sottolineando che ogni domanda richiederebbe una «revisione mirata» per allineare le normative britanniche a quelle attuali dell’Unione.
Le reazioni a Bruxelles e a Londra
Dall’altra parte della Manica, le parole di Burnham sono state accolte con favore. Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato di «un’ottima notizia» se i britannici volessero tornare, aggiungendo che «chi diceva che saremmo stati più ricchi con la Brexit si ritrova con otto punti di Pil in meno in dieci anni». Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha detto che la Spagna accoglierebbe il Regno Unito «a braccia aperte». Ma non sono mancate le critiche interne.
I conservatori hanno accusato Burnham di voler «riaprire vecchie ferite» e il deputato di Reform UK Richard Tice ha parlato di un tentativo di «riportarci a Bruxelles dalla porta di servizio». Il leader dei Liberal-democratici Ed Davey ha invece attaccato il premier per eccessiva prudenza: «Le chiacchiere costano poco. Burnham la smetta con tutti i suoi “forse” e negozi un accordo migliore per la Gran Bretagna».
I numeri del pentimento
A spingere Burnham verso l’apertura sono del resto i sondaggi. Una rilevazione condotta da Politico e Public First ha rilevato che circa il 70 per cento degli elettori britannici desidera un rapporto più stretto con l’Unione europea: il 31 per cento senza però dover seguire le regole di Bruxelles, il 39 per cento anche accettando di riallinearsi a parte della normativa europea. Persino tra gli elettori di Reform UK, il partito nato dalle ceneri del Brexit Party, il 51 per cento si dice favorevole a un riavvicinamento.
Un altro sondaggio YouGov ha indicato che il 61 per cento dei britannici considera la Brexit un errore. Numeri che, dieci anni dopo la notte del 23 giugno 2016, raccontano di un Paese profondamente diverso da quello che scelse di uscire.
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