Burnham: "La Russia interferì nel referendum sulla Brexit del 2016"
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Redazione Esteri
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Il primo ministro britannico Andy Burnham ha dichiarato che la Russia è intervenuta nel referendum del 2016 sull'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. La rivelazione è arrivata nel corso di un'intervista al podcast The Rest Is Politics: Leading, di cui sono stati diffusi alcuni estratti domenica 11 ottobre, mentre la puntata integrale è attesa per la giornata successiva. È la prima volta che un capo del governo britannico riconosce pubblicamente un'ingerenza russa nel voto che ha sancito la Brexit.
La conferma arrivata a Downing Street
Burnham ha raccontato di aver posto la domanda ai suoi consiglieri subito dopo il suo insediamento a Downing Street, avvenuto lo scorso luglio. «Ho posto la domanda venendo a Downing Street: c'è stata un'interferenza da parte della Russia nel referendum del 2016? E ho ricevuto la risposta chiara che sì, c'è stata», ha affermato il premier. L'esponente laburista, 56 anni, è entrato ufficialmente in carica il 20 luglio succedendo a Keir Starmer alla guida dell'esecutivo britannico.
Non ha però illustrato le prove alla base della sua affermazione, né ha spiegato in quale forma si sarebbe concretizzata l'ingerenza di Mosca.
L'allarme per le democrazie europee
Secondo quanto riportato, Burnham ha sottolineato l'importanza di rendere pubblici questi elementi per mettere in guardia gli elettori delle democrazie europee. «Queste cose sono importanti ora da mettere chiaramente a verbale e credo aiutino gli elettori in Germania e Francia a capire che parte di questa politica è istigata tramite i nostri nemici, ovvero la Russia», ha dichiarato.
Il premier ha inoltre riferito di aver discusso della questione con il cancelliere tedesco Friedrich Merz durante un incontro a Berlino, nel corso del quale si è parlato dei presunti legami tra il partito di estrema destra Alternative für Deutschland e la Russia, con finanziamenti che, secondo il premier britannico, sarebbero riconducibili a Mosca.
Il precedente rapporto parlamentare del 2020
La posizione espressa da Burnham si inserisce in un quadro già segnato da un rapporto della Commissione parlamentare per l'Intelligenza e la Sicurezza del Regno Unito, pubblicato nel luglio del 2020. Il documento concluse che il governo britannico non aveva valutato adeguatamente il possibile impatto dei media statali russi e degli account troll sul referendum del 2016.
La commissione non giunse a stabilire se vi fosse stata un'effettiva interferenza russa, ma criticò duramente l'inerzia degli esecutivi che si erano succeduti, accusandoli di aver evitato di indagare sulla questione. Il rapporto definì l'influenza russa nel Regno Unito «la nuova normalità», sottolineando come la minaccia fosse stata «seriamente sottovalutata».
La posizione di Mosca
La Russia ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nelle vicende elettorali di altri Paesi, compreso il referendum britannico del 2016. L'ambasciata russa a Londra non ha immediatamente risposto alle richieste di commento seguite alle dichiarazioni del premier britannico. Nel 2016 il Regno Unito scelse di lasciare l'Unione europea con il 52 per cento dei voti favorevoli alla Brexit, contro il 48 per cento contrari.
Le reazioni nel Regno Unito
Il gruppo pro-Brexit Britain Unbound ha criticato le parole di Burnham, sostenendo che non vi sia alcuna ragione valida per ritenere che un intervento russo abbia modificato l'esito della consultazione. Il ministro degli Esteri Stephen Doughty ha invece dichiarato che la Russia ha tentato di interferire in diversi processi democratici, anche attraverso campagne di disinformazione e propaganda.
Lo scorso settembre lo stesso Burnham aveva affermato che il Regno Unito potrebbe considerare un riavvicinamento all'Unione europea in occasione delle prossime elezioni generali.
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