Brexit, Burnham accusa Mosca: “Interferenze russe nel referendum del 2016”
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Redazione Esteri
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Il primo ministro britannico Andy Burnham ha dichiarato che la Russia è intervenuta nel referendum sulla Brexit del 2016. La rivelazione è arrivata nel corso di un'intervista rilasciata al podcast The Rest Is Politics, i cui estratti sono stati diffusi domenica 11 ottobre, mentre la puntata integrale è attesa per lunedì. Si tratta della prima volta in cui un capo del governo britannico riconosce pubblicamente e in modo esplicito un'interferenza straniera nella consultazione che ha sancito l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.
La conferma arrivata a Downing Street
Burnham ha spiegato di aver posto la domanda ai suoi consiglieri subito dopo il suo insediamento a Downing Street, avvenuto nel luglio scorso. «Quando sono arrivato a Downing Street ho chiesto: c'è stata un'interferenza dalla Russia nel referendum del 2016? E ho ricevuto una risposta chiara: sì, c'è stata», ha affermato il premier. Non ha però fornito dettagli sulle modalità dell'interferenza né ha illustrato le prove alla base della sua affermazione, limitandosi a sottolineare l'importanza di mettere a verbale questi elementi.
Ha aggiunto che una simile presa di posizione può aiutare gli elettori di Germania e Francia a comprendere che una parte di questa politica è istigata dai nemici del Regno Unito, vale a dire la Russia.
Il precedente rapporto parlamentare e le smentite di Mosca
La dichiarazione di Burnham si inserisce in un quadro documentale che fino a oggi non aveva prodotto conclusioni definitive. Un rapporto pubblicato nel 2020 dal Comitato per l'Intelligence e la Sicurezza del Parlamento britannico aveva stabilito che il governo non aveva verificato adeguatamente la possibile ingerenza russa nel referendum, senza però arrivare a confermarla o a escluderla. Il documento aveva inoltre rilevato che Mosca aveva tentato di influenzare il referendum sull'indipendenza scozzese del 2014.
La Russia ha costantemente negato qualsiasi coinvolgimento nelle consultazioni elettorali di altri Paesi, definendo le accuse britanniche come manifestazioni di russofobia. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha più volte respinto le accuse, sostenendo che le affermazioni sull'interferenza russa in elezioni e referendum stranieri sono prive di riscontri concreti.
Il fronte tedesco e i legami tra AfD e Mosca
Nel corso dell'intervista, Burnham ha riferito di aver discusso della minaccia rappresentata dalla disinformazione russa con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il quale gli avrebbe parlato dei presunti legami tra la Russia e l'Alternativa per la Germania, il partito di estrema destra tedesco. Merz aveva già affrontato pubblicamente la questione in un discorso tenuto a Münster il primo ottobre, in occasione della cerimonia di consegna del Premio Internazionale per la Pace della Westfalia, descrivendo la Russia come una forza destabilizzante per la Germania e una minaccia per la democrazia.
Il cancelliere tedesco aveva affermato che il governo russo cerca ogni occasione per dividere la società tedesca e indebolire il Paese, citando attacchi ibridi e campagne di odio veicolate sui social network da bot controllati da Mosca. Non aveva però fornito prove specifiche del sostegno russo all'AfD, partito che si batte per la fine degli aiuti militari tedeschi all'Ucraina e per la ripresa delle importazioni di gas russo.
Le posizioni nel Regno Unito e il contesto del voto
La dichiarazione del premier britannico ha suscitato reazioni contrastanti. Il gruppo pro-Brexit Britain Unbound ha criticato le affermazioni di Burnham, sostenendo che non vi siano ragioni valide per ritenere che un intervento russo abbia modificato l'esito del referendum. Il ministro degli Esteri Stephen Doughty, intervenendo alla BBC, ha evitato di entrare nei dettagli sulle prove dell'interferenza, limitandosi a dichiarare che la Russia ha chiaramente tentato di interferire in diversi processi democratici britannici attraverso campagne di disinformazione e propaganda.
In un'intervista separata a Sky News, Doughty ha aggiunto che i tentativi russi di interferire nel referendum non hanno avuto successo e ha respinto l'ipotesi che Burnham abbia sollevato la questione per favorire un ritorno del Regno Unito nell'Unione Europea. Il referendum del giugno 2016 si concluse con il 52 per cento dei voti a favore dell'uscita dall'UE e il 48 per cento per la permanenza.
Le reazioni di Mosca e il quadro delle relazioni
La rappresentanza diplomatica russa a Londra non ha risposto immediatamente alla richiesta di commento avanzata dopo le dichiarazioni di Burnham. Il Cremlino, per voce del portavoce Dmitri Peskov, aveva già respinto accuse analoghe in passato, definendo le iniziative britanniche volte a denunciare presunte interferenze russe come espressione di una campagna russofoba. Il ministero degli Esteri russo aveva a sua volta bollato il rapporto parlamentare del 2020 come un documento contenente accuse infondate.
Le relazioni tra Londra e Mosca restano segnate da una profonda diffidenza, con il governo britannico che ha più volte denunciato attività di disinformazione russa dirette a destabilizzare le democrazie europee.
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