Burnham apre alla de-Brexit: “Possibile un referendum Ue nel prossimo manifesto laburista”
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Redazione Esteri
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Il primo ministro britannico Andy Burnham ha dichiarato che è «possibile» che un futuro manifesto elettorale del Partito Laburista prometta un nuovo referendum sull'adesione all'Unione europea. In un'intervista rilasciata alla BBC, il premier ha chiarito che un referendum «non sarebbe la cosa giusta da fare in questo momento», ma ha aggiunto che il Regno Unito deve «considerare le opzioni» per il proprio rapporto con Bruxelles, perché «dove siamo non è abbastanza positivo».
Le opzioni sul tavolo
Interrogato sull'eventualità di inserire un referendum nel prossimo programma elettorale, Burnham ha risposto: «Sì, le cose sono possibili». Il primo ministro ha spiegato di voler sottoporre ai britannici «diverse opzioni», che vanno dal restare «esattamente come siamo» a un rapporto più stretto sul modello dell'accordo in discussione tra Ue e Canada, fino al reingresso nell'unione doganale o a una riadesione piena al blocco europeo.
Burnham ha precisato che «non si tratta di saltare a un referendum», ma di avviare un dibattito pubblico informato sui pro e i contro di ciascuna soluzione, in vista del vertice Ue-Regno Unito previsto a novembre.
Il discorso di Liverpool e il contesto politico
La presa di posizione arriva dopo il discorso tenuto da Burnham al congresso laburista di Liverpool, il primo da leader del partito, nel quale aveva affermato che la Brexit ha fatto «più male che bene» al Paese, contribuendo a un decennio di «bassa crescita» e indebolendo il controllo dell'immigrazione. Burnham è subentrato a Keir Starmer a luglio, dopo che l'ex premier si era dimesso da leader laburista a giugno in seguito a pressioni interne e a risultati elettorali deludenti.
Il nuovo inquilino di Downing Street, ex sindaco di Greater Manchester, guida il settimo governo britannico in dieci anni.
Un elettorato che guarda a Bruxelles
La sortita di Burnham si inserisce in un quadro di opinione pubblica in evoluzione. Un sondaggio Politico-Public First diffuso nei giorni scorsi rileva che circa il 70 per cento degli elettori britannici desidera rapporti più stretti con l'Unione europea. Il dato sale al 51 per cento persino tra gli elettori di Reform UK, il partito erede del Brexit Party, mentre solo un quarto degli intervistati vorrebbe prendere ulteriormente le distanze da Bruxelles. Tra chi auspica un riavvicinamento, il 39 per cento si dice disposto ad accettare il ritorno di alcune regole europee.
Le reazioni politiche
Dalle opposizioni sono arrivate critiche immediate. Il deputato conservatore Alex Burghart ha accusato il governo laburista di voler trascinare il Paese «nella Ue dalla porta di servizio», mentre il vice leader di Reform UK, Richard Tice, ha parlato di «tradimento» e di un tentativo di riportare il Regno Unito a Bruxelles senza un mandato esplicito. I liberal-democratici, storicamente favorevoli a un rapporto più stretto con l'Ue, hanno definito le parole del primo ministro «chiacchiere» e hanno chiesto di negoziare subito un accordo migliore.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha commentato che sarebbe «una buona notizia» se Londra volesse riavvicinarsi al blocco.
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