L’ultima rimonta di D’Aversa: contratto scaduto e saluti al Filadelfia, il Torino pensa già al futuro
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Redazione Sport
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Il tecnico Roberto D’Aversa, nel pomeriggio di ieri, ha convocato la squadra al quartier generale del Filadelfia per un saluto ufficiale, un gesto che sa più di rituale che di addio formale, sebbene il suo contratto quadriennale – quello firmato a febbraio per traghettare il Torino fuori dalla zona calda della classifica – sia ormai scaduto.
La stagione si è chiusa con un punto in più rispetto al precedente campionato (45 contro i 44 del 2024/25), ma il dato che probabilmente peserà nelle valutazioni della dirigenza non è tanto il dodicesimo posto finale quanto il feeling ritrovato con l’Olimpico: l’imbattibilità casalinga nelle sei gare dirette da D’Aversa rappresenta forse l’eredità più tangibile di questa breve parentesi.
«Abbiamo mostrato il Dna granata», ha dichiarato dopo il pareggio per 2-2 nel derby contro la Juventus (rimontato da 0-2), un risultato che ha evitato l’amaro epilogo di una sconfitta nella stracittadina e che ne ha confermato l’attitudine da “signor rimonta” già messa in mostra, un mese fa, contro l’Inter.
Vertice Cairo-Petrachi a Milano: la notte delle decisioni e la lista dei candidati
Mentre il tecnico attendeva (invano, a quanto pare) una chiamata dal presidente, Urbano Cairo e il direttore sportivo Gianluca Petrachi si sono incontrati a Milano per una lunga cena che si è protratta fino a tarda notte, un faccia a faccia propedeutico alla pianificazione della prossima stagione. L’assenza di un appuntamento formale tra Cairo e D’Aversa – lo stesso allenatore ha ammesso di non aver fissato nulla, rimettendosi alla volontà del club – è il segnale più chiaro della separazione imminente.
La dirigenza, nelle scorse settimane, ha già sondato diversi profili per sostituirlo: il casting, dopo i “no” di Daniele De Rossi (restio a lasciare Genova) e di Gennaro Gattuso (accostato ora alla Lazio per sostituire Sarri), si è concentrato su elementi giovani e di prospettiva. I nomi caldi sono quelli di Alberto Aquilani, attualmente alle prese con la corsa promozione in Serie A alla guida del Catanzaro, e di Ignazio Abate, artefice di una stagione sorprendente con la Juve Stabia.
Non manca il suggestivo (ma complicato) ritorno di Ivan Juric, un’ipotesi che però non scalda i cuori né della tifoseria né dello spogliatoio granata.
L’effetto domino delle sostituzioni: Casadei, Adams e i gol dalla panchina
Nel merito della prestazione contro i bianconeri, una delle chiavi tattiche che ha permesso di recuperare lo svantaggio è stata la capacità di D’Aversa di incidere con i cambi, una dote che ne ha contraddistinto l’operato sin dal suo insediamento. Nella ripresa, i gol che hanno firmato la rimonta portano le firme di Cesare Casadei (sesto centro stagionale, quasi sempre realizzato subentrando dalla panchina) e di Che Adams, l’attaccante scozzese diventato una bandiera improvvisa per i tifosi.
Proprio Adams rappresenta ora un caso di mercato spinoso: con un contratto in scadenza nel 2027 e una vetrina mondiale (parteciperà ai Mondiali con la Scozia), il club potrebbe cederlo per incassare una plusvalenza, vista la crescente attenzione di alcune società di Premier League già manifestatasi nei mesi scorsi.
A questi si aggiungono i casi di Giovanni Simeone (corteggiato dal River Plate) e Duván Zapata, senza dimenticare il nodo legato al riscatto di Rafa Obrador dal Real Madrid (fissato a 9 milioni di euro), un’operazione che coinvolge anche il Benfica nella ripartizione della futura rivendita.
Il cantiere aperto: tra rivoluzione estiva e l’ombra della contestazione
Il clima intorno al club rimane teso, come dimostrato dai cori di contestazione piovuti ieri sulla tribuna del presidente Cairo, bersagliato dagli inviti a cedere la società. La sensazione, al di là della suggestione dell’ultimo derby giocato con il coltello tra i denti, è che si vada verso una rivoluzione piuttosto che verso una semplice rifinitura: il Torino cerca un allenatore capace di proporre un gioco più offensivo e, contestualmente, un ringiovanimento della rosa.
L’incontro tra Cairo e Petrachi aveva proprio lo scopo di pianificare questa transizione, cercando di limitare le “fughe” dei pezzi pregiati ma consapevoli che, senza le ricche plusvalenze degli anni passati (quelle di Bremer e Buongiorno), il budget a disposizione per il mercato sarà limitato. Per D’Aversa, che lascia dopo aver centrato l’obiettivo della salvezza e aver riconciliato l’ambiente con la maglia, resta l’orgoglio di un’esperienza breve ma intensa: «Indipendentemente dalla scelta, io ringrazio Cairo e sono orgoglioso di aver allenato il Toro».
Il suo futuro, ora, è un’altra partita che si giocherà lontano dal Filadelfia.




