Torino, Cairo rompe con Vagnati e richiama Petrachi dopo sei anni
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Redazione Sport
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A quarantotto ore dalla sconfitta, dolorosa perché maturata nel finale di partita contro il Milan, il presidente Urbano Cairo ha deciso di interrompere bruscamente il rapporto professionale con Davide Vagnati, il direttore dell’area tecnica che aveva guidato le scelte di mercato del club negli ultimi cinque anni e mezzo. Una separazione, resa nota nel primo pomeriggio, che non ammette margini di trattativa e che si configura come un esonero immediato, motivato da una stagione – quella in corso – i cui esiti si collocano al di sotto delle attese che il patron aveva nutrito durante la scorsa estate. A pesare, in particolare, è stata la valutazione complessiva dell’ultima campagna di acquisiti, la quale, stando a quanto trapela dalle dinamiche interne, non ha prodotto quei miglioramenti sostanziali che erano stati programmati per dare una scossa alla rosa granata. La mossa del presidente, perciò, segna non solo la fine di un ciclo ma anche l’ammissione di una strategia che non ha retto al confronto con la realtà del campo.
Il ritorno di un volto storico
Al posto di Vagnati, Cairo ha scelto di tornare a guardare al passato, richiamando a Torino una figura che del club ha scritto pagine significative, seppur controverse. Gianluca Petrachi, che aveva già ricoperto il medesimo ruolo dal 2010 al 2019, fa dunque ritorno dopo un’assenza di sei anni. Un ritorno che trascende la semplice operazione di calciomercato, assumendo piuttosto i contorni di un chiaro segnale politico e organizzativo: si tratta, nelle intenzioni della proprietà, di un cambio di metodo e di approccio, un tentativo di riagganciarsi a un’epoca in cui il Toro – pur tra alti e bassi – aveva ritrovato una sua identità precisa e competitiva. Petrachi, il cui nome è indissolubilmente legato a promozioni e piazzamenti di prestigio in Serie A, porta con sé un bagaglio di esperienza e un legame sentimentale con la piazza che Cairo ha evidentemente ritenuto necessari in un momento di smarrimento.
Primi passi al Filadelfia
La transizione, per quanto rapida, non ammette pause. Subito dopo l’annuncio ufficiale, infatti, Petrachi si è recato al centro sportivo Filadelfia, dove insieme al presidente Cairo ha incontrato la squadra e l’allenatore Marco Baroni. L’obiettivo di questo primo faccia a faccia, necessario e improrogabile, è stato quello di tracciare una linea di continuità operativa e di lanciare un messaggio di unità, cercando di arginare le inevitabili preoccupazioni generate dall’avvicendamento. Il contesto in cui il nuovo direttore sportivo muove i suoi primi passi è infatti complesso: la formazione granata, reduci da tre sconfitte consecutive e senza vittorie da fine ottobre, vede ridursi il margine di sicurezza sulla zona calda della classifica, fattore che aggiunge ulteriore urgenza alla necessità di una ripartenza immediata.
La sfida di un nuovo inizio
La scelta di Petrachi, dunque, non è una mera operazione di nostalgia. Essa rappresenta una risposta concreta a una crisi di risultati che rischiava di minare le fondamenta della stagione. Cairo, che non ha mai nascosto la sua ambizione di portare il Torino a competere per i piani alti della graduatoria, ha quindi preferito un drastico cambio di direzione prima che la situazione potesse precipitare ulteriormente. Il compito del neo-ds sarà duplice: da un lato, dovrà stabilizzare l’ambiente e supportare il lavoro del tecnico Baroni con la squadra attuale; dall’altro, dovrà iniziare a pianificare una strategia di mercato che possa ovviare alle carenze emerse in questo inizio di campionato. Un lavoro che inizia nel segno della riconoscibilità e che dovrà misurarsi, senza alcun indugio, con la concretezza della classifica.




