Giappone, dopo il sisma di magnitudo 7.6 si contano i danni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il nord del Giappone, colpito nella notte da una violenta scossa di terremoto, inizia a fare i conti con le conseguenze del sisma mentre viene revocata l’allerta tsunami che aveva portato all’evacuazione di decine di migliaia di persone. La terra ha tremato, con epicentro in mare al largo della prefettura di Aomori, poco prima dell’alba di martedì, generando un’onda anomala che ha toccato le coste senza però provocare, per fortuna, gli allagamenti temuti. Le autorità, che avevano diramato l’allarme per onde potenzialmente alte diversi metri, hanno potuto così annullare la preallerta e concentrare tutti gli sforzi nelle operazioni di soccorso e nella prima valutazione dei danni, alcuni dei quali particolarmente ingenti.

Le immagini delle distruzioni

A parlare, più di ogni dichiarazione ufficiale, sono le fotografie che circolano dai centri abitati più vicini all’epicentro, le quali mostrano una situazione di grave dissesto. La furia del sisma, la cui magnitudo è stata inizialmente stimata a 7.2 per poi essere corretta a 7.6, si è materializzata in voragini profonde che hanno squarciato l’asfalto di importanti arterie stradali, isolando di fatto alcune zone e complicando non poco l’arrivo dei mezzi di emergenza. Non sono stati risparmiati neppure i luoghi più silenziosi, come testimoniano le immagini, impressionanti, di cimiteri dove le lapidi sono state divelte e gettate al suolo con violenza. I danni strutturali agli edifici, per quanto molti di essi siano progettati per resistere a simili eventi, appaiono consistenti e diffusi, mentre il numero dei feriti accertati dalle prefetture coinvolte ha superato la trentina.

L’efficacia del sistema di allerta

Quello che emerge con chiarezza, al di là della conta dei danni materiali ancora in corso, è l’efficacia del collaudato sistema di protezione civile nipponico. L’Agenzia Meteorologica, infatti, ha lanciato l’allerta tsunami con grande rapidità, permettendo a quasi centomila residenti nelle aree costiere di mettersi in sicurezza verso le zone più elevate secondo protocolli ben rodati. Una parte di loro, specie nelle località più esposte, ha trascorso la notte nei centri di accoglienza allestiti per l’emergenza, in attesa che il pericolo di un maremoto concreto rientrasse. La scossa, del resto, è stata avvertita distintamente in una vasta porzione del Paese, compresa l’area metropolitana di Tokyo, a centinaia di chilometri di distanza, causando un momento di grande apprensione in una nazione purtroppo abituata a convivere con il rischio sismico.

Le operazioni in corso

Ora, con l’allerta tsunami rientrata, le squadre di tecnici e soccorritori stanno ispezionando con attenzione le infrastrutture critiche, dalle reti idriche ed elettriche agli ospedali, per verificarne l’agibilità e ripristinare i servizi essenziali il prima possibile. La priorità immediata resta garantire assistenza a chi è stato costretto a lasciare le proprie case e a quanti, tra i feriti, necessitano di cure. Il lavoro dei vigili del fuoco e delle forze di autodifesa, che hanno dispiegato uomini e mezzi nella regione, prosegue senza sosta tra le macerie e le strade lesionate, in una complessa operazione di bonifica e di prima assistenza alla popolazione scossa dall’evento.

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