Tivù Verità | Tonino Cantelmi: «Sulla famiglia nel bosco parli la Chiesa»
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Redazione Interno
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Il caso giudiziario che vede coinvolti Nathan Trevallion, Catherine Birmingham e i loro tre figli, noto alle cronache come la “famiglia del bosco”, continua a sollevare un polverone di polemiche e interrogativi, trascendendo i confini della semplice cronaca per trasformarsi in un simbolo – forse fin troppo manipolabile – di un presunto scontro tra libertà individuali e potere statale. In questo turbine di dichiarazioni e controdeduzioni, la posizione del professor Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta che segue i minori, assume una rilevanza particolare per la sua competenza diretta e per la radicalità delle critiche mosse all’operato dei servizi sociali e della magistratura minorile. Intervenuto a Quarta Repubblica, Cantelmi ha dipinto un quadro drammatico delle modalità con cui si è proceduto all’esecuzione del recente provvedimento del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, quello che ha disposto l’allontanamento della madre dai bambini. Il racconto del medico, incentrato sulla mancata preparazione dei piccoli a un evento di tale portata, restituisce l’immagine di un’operazione condotta con quella che lui non ha esitato a definire una “freddezza istituzionale impressionante”, parlando di una bimba febbricitante e “avvinghiata” alla madre e di altri due bambini in uno stato di completo stordimento.
L’ombra lunga dell’adozione e il silenzio che divide
L’analisi del professore, però, si spinge ben oltre la denuncia delle modalità esecutive, per addentrarsi nel cuore delle possibili, tragiche conseguenze giuridiche di questa strategia di allontanamento. In una recente dichiarazione, ripresa anche dall’agenzia di stampa, Cantelmi ha lanciato un allarme che suona come una sentenza: l’aver imboccato questa strada, a suo giudizio, rischia di condurre i tre fratelli dritti verso l’adozione. Procedure giudiziarie di questa durezza, ha argomentato, hanno proprio il senso implicito – o forse esplicito, a seconda delle interpretazioni – di preparare il terreno per una soluzione definitiva e irreversibile come l’adozione, cancellando di fatto ogni possibilità di recupero del nucleo familiare originario. Il suo è un grido d’allarme che, lungi dal limitarsi alla dimensione tecnica della sua perizia, investe la responsabilità collettiva di una società che, nel tentativo di proteggere, finisce per infliggere ferite forse ancora più profonde di quelle che intendeva curare. Ecco perché, in questo contesto di scontro tra perizie Asl e valutazioni indipendenti, tra ordinanze dei giudici e appelli dei genitori, Cantelmi ha lanciato una provocazione che sposta il piano del discorso: “Su questa famiglia”, ha dichiarato, “dovrebbe parlare la Chiesa”. Un’uscita che, al di là del suo significato religioso, va interpretata come un invito a cercare una mediazione alta, un punto di vista terzo e autorevole che si ponga al di sopra del “chiacchiericcio” mediatico-politico che, come sottolineato da più parti, rischia di fare più male che bene ai diretti interessati.
La richiesta di normalità del padre e l’assedio mediatico
Parallelamente alle riflessioni dello psichiatra, si muove la silenziosa e dignitosa richiesta di Nathan Trevallion. L’uomo, che negli ultimi giorni ha potuto incontrare i figli nella casa famiglia di Vasto portando loro dei peluche, ha rotto il silenzio non per alimentare le fiamme della protesta, ma per spegnerle. Con un appello chiaro e netto, veicolato attraverso le agenzie di stampa, Trevallion ha chiesto a tutti – cittadini, simpatizzanti, curiosi – di cessare ogni forma di presidio e di protesta davanti alle strutture che ospitano i bambini o davanti alle abitazioni private. Le sue parole, “finché i bambini non ci verranno riaffidati preferisco che restino qui”, suonano come un atto di fiducia, o forse di rassegnata accettazione, nei confronti di un percorso giudiziario che, pur contestato, viene invitato a seguire i suoi canali ufficiali lontano dai riflettori. Un invito, il suo, che stride potentemente con il clima di tensione e di mobilitazione che si è creato attorno alla vicenda e che ha portato persino a spiacevoli episodi, come quello denunciato dalla Garante per l’Infanzia dell’Abruzzo, Alessandra De Febis, relativo a insulti rivolti a una minorenne ospite della comunità, scambiata per un’operatrice durante un sit-in. Questo episodio, forse minore nella gerarchia dei fatti, è in realtà un campanello d’allarme che indica come la sacrosanta solidarietà possa facilmente degenerare in una gogna dai contorni difficilmente controllabili.
La replica dei magistrati e l’ispezione governativa
A fronte delle accuse di “violenza istituzionalizzata” e di decisioni “figlie di letture ideologiche” – espressioni usate rispettivamente dal vicepremier Salvini e dalla presidente del Consiglio Meloni – è arrivata puntuale la replica del Tribunale per i minorenni e della Procura minorile dell’Aquila. In una nota congiunta, il presidente Cecilia Angrisano e il procuratore capo David Mancini hanno respinto con fermezza le critiche, rivendicando la piena legittimità e la profonda umanità del loro operato. Hanno tenuto a sottolineare, con parole misurate ma decise, che ogni loro decisione è ispirata esclusivamente alla tutela dei diritti dei minori e che non esiste, né è mai esistita, alcuna “posizione ideologica o pregiudiziale” contro i genitori. I magistrati hanno parlato di “sofferte e delicate decisioni”, ribadendo che la bussola che guida la loro azione è e rimane unicamente il benessere psicofisico dei tre bambini. Una replica, la loro, che arriva in un momento in cui la tensione è altissima e che cerca di riportare la vicenda nell’alveo di un confronto tecnico-giuridico, lontano dalle semplificazioni della polemica politica. A complicare ulteriormente il quadro, si inserisce la decisione del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, di inviare gli ispettori al Tribunale dell’Aquila. Un’ispezione che, secondo le parole del Guardasigilli, dovrebbe servire a fare definitivamente chiarezza su una pratica già avviata a novembre, ma che inevitabilmente viene letta come un atto di sfiducia dell’esecutivo nei confronti di un segmento della magistratura minorile.
Description: Il caso dei fratellini abruzzesi, con l’allarme dello psichiatra Cantelmi sul rischio adozione e l’appello del padre a fermare le proteste, mentre i giudici si difendono.




