Gaza, la ricostruzione tra le macerie
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Redazione Esteri
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Safwat al-Kahlout, giornalista di Al Jazeera rifugiato in Italia con la moglie e quattro figli, racconta con un nodo in gola gli sviluppi della tregua a Gaza, seguendo al telefono le notizie dai suoi cari rimasti nella Striscia. La guerra, che ha devastato la regione per quindici mesi, ha lasciato dietro di sé una scia di distruzione e sofferenza. Le stime ufficiali dell'ONU, aggiornate a ottobre 2024, parlano di 42 milioni di tonnellate di macerie da rimuovere, un'impresa titanica che richiederà almeno 14 anni e un costo stimato di 40 miliardi di dollari.
Nel giorno in cui è ufficialmente iniziata la tregua tra Hamas e Israele, i droni hanno sorvolato alcune zone della Striscia di Gaza, documentando la devastazione causata dai bombardamenti israeliani. A Khan Younis, interi quartieri sono stati trasformati in lande desolate, con edifici ridotti a scheletri anneriti e cumuli di detriti che si estendono in tutte le direzioni. Gli sfollati palestinesi, disorientati dall'assenza dei vecchi punti di riferimento come moschee, forni e incroci stradali, stanno lentamente tornando nelle loro terre, cercando di ricostruire una parvenza di normalità.
Un anziano palestinese, con un generatore in braccio e i cavi penzolanti come arterie di un cuore da trapiantare, rappresenta l'emblema della resilienza di un popolo che, nonostante tutto, continua a lottare per la sopravvivenza. La casa dove installare il generatore non esiste più, ma il pulsare dell'elettricità può garantire un minimo di sicurezza nel buio del nord di Gaza.
La ricostruzione di Gaza, se mai avverrà, sarà un'impresa colossale, paragonabile alla scalata dell'Everest. Le tre fasi dell'accordo di tregua, se portate a termine, permetteranno di iniziare il lungo processo di ricostruzione, ma le cifre spropositate e le difficoltà logistiche rendono il compito arduo.




