Il vento fa ripartire l’incendio della Vauda, raffiche a 170 chilometri orari alla Sacra

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non c’era bisogno di essere meteorologi per capire, osservando il cielo farsi improvvisamente più terso e gelido nella serata di ieri, che il temuto ritorno del foehn stava per manifestarsi in tutta la sua potenza. Una potenza che, puntuale come un orologio svizzero, si è concretizzata in numeri da record: alla Sacra di San Michele, uno dei punti simbolo del Piemonte, l’anemometro ha registrato raffiche che hanno toccato i 172 chilometri orari. Un’intensità che, come spesso accade in questi frangenti, non si limita a sradicare cartelli o a far ondeggiare pericolosamente i rami degli alberi, ma porta con sé conseguenze ben più insidiose, riaccendendo focolai che si credevano ormai domati.

L’aggiornamento delle ore 10, infatti, ha confermato il peggior timore delle autorità locali: il forte vento ha fatto ripartire l’incendio della Vauda. Un rogo che era stato domato dopo giorni di lavoro da parte dei vigili del fuoco, ma che – alimentato da quelle raffiche che sembravano non voler dare tregua – ha trovato nuovo ossigeno e nuova linfa per propagarsi. È un meccanismo ben noto a chi opera nel settore: le fiamme, in superficie, possono apparire sopite, ma la brace rimane spesso attiva nel sottosuolo, pronta a riemergere non appena le condizioni atmosferiche diventano favorevoli; e il foehn, con il suo calore secco e la sua capacità di spazzare via l’umidità residua, rappresenta il catalizzatore perfetto per trasformare una situazione di apparente normalità in un’emergenza. Al sindaco della zona non è rimasto altro che lanciare un appello alla prudenza, consapevole che la combinazione tra vento forte e terreno reso vulnerabile dai precedenti incendi rappresenta un cocktail di elevata pericolosità.

Il quadro meteo in Lombardia, tra allarme vento e crollo delle temperature

Se in Piemonte l’attenzione era concentrata principalmente sul fronte degli incendi riaccesi, in Lombardia il vento ha dettato l’agenda della giornata, imponendo misure di sicurezza che hanno di fatto bloccato molte delle attività quotidiane. La Regione ha alzato il livello di allerta, portandolo dalla fascia gialla di ieri pomeriggio all’arancione, in vigore dalle 6 di questa mattina fino alle 21. Un’intensificazione che non è solo burocratica, ma che ha avuto riflessi concreti sulla vita dei cittadini, chiamati a fare i conti con un clima che sembra aver deciso di ignorare l’arrivo della primavera.

A Milano, nello specifico, l’ordinanza è stata chiara e senza eccezioni: parchi pubblici chiusi per l’intera giornata. Una decisione che si è trascinata dietro una catena di conseguenze non secondarie, considerando che all’interno di alcune di quelle aree verdi sorgono scuole, musei e servizi sociali. Il Museo di storia naturale, il Planetario, le biblioteche di Parco Sempione, Chiesa Rossa e Villa Litta, così come i Cam – i centri di aggregazione multifunzionale – e i centri diurni per disabili, hanno dovuto abbassare le serrande. Una paralisi parziale ma significativa, dettata dalla necessità di evitare che rami divelti o strutture instabili possano trasformarsi in un pericolo per i passanti.

Raffiche fino a 90 chilometri orari, l’appello alla prudenza dei sindaci

Le previsioni, del resto, non lasciavano spazio a interpretazioni ottimistiche: il foehn, quel vento secco e tempestoso che scende dalle Alpi, sta imperversando sulla regione con raffiche che in alcune aree urbane potrebbero toccare i 90 chilometri orari. Numeri che, seppur inferiori ai picchi registrati in alta quota alla Sacra, sono più che sufficienti a creare situazioni di pericolo nel tessuto cittadino, fatto di cantieri, impalcature, dehors e vasi sui balconi che, se non adeguatamente fissati, si trasformano in proiettili.

A Varese, i primi danni hanno già iniziato a manifestarsi, con alberi caduti che hanno bloccato alcune arterie secondarie e richiesto l’intervento tempestivo dei vigili del fuoco per rimuovere gli ostacoli e mettere in sicurezza le zone maggiormente esposte. Le disposizioni, ripetute come un mantra dai vari comandi di polizia locale, sono quelle ormai collaudate in queste situazioni: non sostare sotto piante o impalcature, mettere al sicuro gli oggetti che potrebbero essere sollevati dal vento, prestare massima attenzione durante gli spostamenti.

Il freddo gelido anticipa un cambio di stagione in stand by

Accanto alla furia del vento, poi, c’è il gelo che lo accompagna. Un crollo termico che in alcune zone della Lombardia ha portato i termometri a sfiorare i -10 gradi, un brusco ritorno al pieno inverno a pochissimi giorni dall’equinozio di primavera. Un ribaltamento climatico che, a livello pratico, ha reso quasi surreale il pensiero del cambio dell’ora previsto per il prossimo fine settimana, quello che solitamente viene interpretato come il segnale delle giornate che si allungano e del clima che si addolcisce.

Per ora, invece, la raccomandazione è quella di tenere in sospeso il cambio stagionale dell’armadio: t-shirt e giacche leggere dovranno aspettare ancora un po’. Il foehn, con il suo carico di polvere e freddo, ha imposto una pausa di riflessione, costringendo anche i più impazienti a fare i conti con una primavera che, almeno per queste ore, si è messa in stand by.

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