Filottrano, il malore improvviso dopo il riposo: addio a Paolo Accorroni, lascia la moglie e quattro figli
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Redazione Interno
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Sono bastati pochi istanti, nel silenzio ovattato di un sabato pomeriggio, per trasformare la quiete domestica in una scena di dolore incomprensibile. Nella sua abitazione a Filottrano, Paolo Accorroni, 49 anni, si era ritirato a riposare dopo il pranzo – come capita tante volte, pensando magari di recuperare un po’ di energie – ma quella sosta, in apparenza così normale, si è rivelata l’ultimo gesto di una giornata iniziata sotto il segno della generosità. L’uomo, che pochi prima si era recato alla sede locale dell’Avis per compiere la sua prima donazione di sangue, è stato stroncato da un malore che non gli ha lasciato scampo, vanificando i tentativi dei sanitari del 118 protrattisi per circa quaranta minuti con un massaggio cardiaco che, purtroppo, non è bastato a rianimarlo.
La drammatica sequenza di eventi, ricostruita attraverso le testimonianze raccolte in paese, parla di un uomo che, dopo il prelievo, era rientrato lamentando un senso di spossatezza; una stanchezza attribuita al gesto compiuto, tanto che la famiglia lo aveva lasciato riposare in attesa degli impegni del pomeriggio. Paolo, noto in città per il suo instancabile attivismo, doveva infatti partecipare a un’attività con gli scout della parrocchia e, più tardi, seguire il figlio Mattia – che milita nella Filottranese Calcio – nella partita in programma contro i Portuali Ancona. È stato nel tentativo di alzarsi dal letto, invece, che la situazione è precipitata: il malore lo ha colto davanti alla moglie Nadia e ai loro quattro figli, Elia, Emanuele, Mattia e Michele, che si sono trovati a vivere in un attimo il passaggio dalla normalità alla tragedia più assoluta.
L’impegno nel sociale e il cordoglio della Protezione civile e delle associazioni
L’eco di quanto accaduto si è diffusa rapidamente in paese, dove Accorroni era un volto noto ben oltre la cerchia familiare. Non era solo il papà di quei quattro ragazzi né solo l’operaio della ditta edile stradale Maggiori, ma una di quelle figure che rappresentano il collante della comunità, capace di dividersi tra ruoli diversi senza mai apparire sopraffatta. Sensei di judo, responsabile dei gruppi scout, volontario della Protezione civile, collaboratore della società sportiva Filottranese: ognuna di queste realtà si è ritrovata a piangere un uomo che, come hanno scritto in un messaggio di cordoglio, portava la “divisa nell’anima”. La Protezione civile comunale lo ha ricordato con parole che ne sottolineano la gioia di vivere contagiosa e il coraggio silenzioso, un modo unico di essere presente fino in fondo dove c’era bisogno.
A Filottrano, in queste ore, il dolore si misura anche nei gesti concreti. La Filottranese Calcio, dove il figlio Mattia gioca nella categoria Giovanissimi Cadetti, ha deciso di sospendere tutte le attività agonistiche e non agonistiche del weekend, un segno di rispetto voluto dal presidente Enzo Pittura per non far scendere in campo chi, in quel momento, ha perso un punto di riferimento insostituibile. Anche l’associazione della Contesa dello Stivale, in cui Paolo era attivo, lo ha definito un esempio indelebile per il tessuto sociale, capace di insegnare cosa significhi lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato.
La camera ardente e l’abbraccio alla famiglia
Mentre il paese si stringe attorno alla moglie Nadia Tassi e ai quattro figli, la camera ardente è stata allestita presso la casa funeraria Bottegoni in via Barbera, dove già da oggi amici e conoscenti possono portare la loro solidarietà. Il vuoto lasciato da questa scomparsa improvvisa si fa sentire in ogni angolo della vita quotidiana: i genitori Saturnino e Vanda, i fratelli Andrea, Nicoletta e Federica condividono con la famiglia un lutto che arriva in modo inaspettato, appena poche ore dopo un gesto di altruismo che avrebbe dovuto rappresentare un’ulteriore tessera di una vita dedicata agli altri. L’improvvisa assenza di Paolo, descritto da chi lo conosceva come una persona rispettosa e concreta, lascia un’eredità fatta di esempi concreti piuttosto che di parole.




