Maltrattamenti in casa di riposo a Cerea, arrestato un oss. Sospesi altri tre operatori
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Redazione Interno
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Un operatore socio sanitario in servizio presso la Casa di riposo «De Battisti» di Cerea, nel Veronese, è stato arrestato con l'accusa di maltrattamenti aggravati ai danni di alcuni ospiti della struttura. L'uomo, che al momento dei fatti prestava servizio all'interno dell'istituto, si trova attualmente ai domiciliari in attesa delle determinazioni dell'autorità giudiziaria, mentre per altri tre colleghi è stata disposta la sospensione dall'esercizio della professione per un periodo di un anno, una misura che di fatto li allontana dal contatto con i pazienti più fragili.
Le indagini partite dai familiari e dai vertici dell'Ipab
L'inchiesta, avviata nello scorso mese di novembre, ha preso corpo grazie a una duplice segnalazione: da un lato i familiari degli anziani ricoverati, insospettiti dalla comparsa di lividi sospetti su volti e arti dei loro cari, e dall'altro la stessa direzione dell'Ipab ceretano, che non ha esitato a coinvolgere i carabinieri per fare luce su quanto stava accadendo all'interno dei reparti.
È stato proprio l'incrocio di queste voci a innescare la macchina investigativa, portando gli inquirenti a visionare i filmati delle telecamere di videosorveglianza interne, rivelatisi determinanti per ricostruire una spirale di violenza e sopraffazione che si protraeva da alcuni mesi.
Offese, minacce e violenze fisiche sugli anziani non autosufficienti
Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, coordinate dalla magistratura, gli episodi contestati all'operatore arrestato e ai colleghi sospesi sarebbero numerosi e di una gravità inaudita. Gli anziani, per la maggioranza allettati o costretti su sedia a rotelle e privi di autonomia, venivano strattonati senza alcuna giustificazione, colpiti sul capo con un telecomando e costretti con violenza a mantenere la testa poggiata contro il cuscino, in una sorta di privazione della libertà di movimento che nulla aveva a che fare con le cure dovute.
Alle violenze fisiche si accompagnava un vero e proprio stillicidio di offese e minacce – tra le frasi riferite dagli atti compaiono espressioni come «Puzzi come un cavallo» e il secco imperativo «Muori» – che trasformavano l'ambiente di cura in un luogo di umiliazione quotidiana.
Non mancavano poi le gravi negligenze igieniche: gli ospiti venivano sì cambiati, ma spesso non adeguatamente puliti, con il risultato di lasciarli in condizioni igieniche deplorevoli che denotavano un approccio spregiudicato e disumano nei confronti di persone già fragili e bisognose di attenzioni costanti, non certo di essere trattate come un peso da gestire con rabbia e disprezzo. La presenza di telecamere ha permesso di documentare gran parte di queste condotte, offrendo agli inquirenti un quadro probatorio chiaro e inequivocabile.
La posizione dell'Ulss 9 Scaligera e i provvedimenti disciplinari
L'operatore socio sanitario arrestato, che aveva un contratto in essere con l'Ulss 9 Scaligera da soli cinque mesi, sarà oggetto di un procedimento disciplinare che porterà alla sua sospensione dal lavoro, come ha anticipato il direttore generale dell'azienda sanitaria. La vicenda ha scosso profondamente il territorio della Bassa Veronese, dove la struttura «De Battisti» rappresenta da anni un punto di riferimento per l'assistenza agli anziani non autosufficienti.
Il provvedimento cautelare nei confronti dell'oss e la sospensione per gli altri tre operatori, sebbene segnino un passo importante nell'accertamento delle responsabilità individuali, lasciano aperte le questioni relative ai controlli interni e alla capacità di intercettare tempestivamente comportamenti devianti all'interno di contesti assistenziali che dovrebbero garantire sicurezza e dignità.
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