Il drone russo su un minibus a Kherson, l’inchiesta in Perù sul reclutamento di militari per il fronte ucraino e i feriti di Ternopil
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Redazione Esteri
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L’incursione aerea russa sulla città di Kherson, ormai consuetudine quotidiana in questa fase del conflitto, ha prodotto l’ennesima strage: un drone – molto probabilmo un esplosivo lanciato da un quadricottero modificato – ha centrato in pieno un minibus adibito al trasporto civile, uccidendo due persone. Non si trattava, a giudicare dalle prime ricostruzioni non ufficiali, di un obiettivo militare; eppure quel veicolo, che viaggiava lungo una strada secondaria nel pieno centro abitato, è stato letteralmente squarciato dalla deflagrazione. L’amministrazione militare locale, pur senza fornire ancora i nomi delle vittime, ha confermato l’aggravarsi delle condizioni per i residenti che, loro malgrado, restano esposti ai raid senza che le difese aeree riescano a intercettare ogni singolo minaccioso velivolo.
Danni diffusi tra Kharkiv e la regione: otto i feriti nel bilancio provvisorio
Non è finita qui, perché nella stessa giornata (o poco prima) altri droni russi hanno preso di mira sia la città di Kharkiv sia l’omonima regione. Il conteggio, sebbene parziale, parla di otto feriti; alcuni di loro – secondo fonti ospedaliere – hanno riportato traumi da schegge e ustioni, anche se nessuno verserebbe in condizioni critiche. Colpiti un deposito di materiali edili e alcune vetture in sosta, mentre frammenti dei droni abbattuti hanno danneggiato le facciate di condomini popolari. Quello che colpisce, in questa ennesima tornata di attacchi, è la natura apparentemente casuale dei bersagli: si ha l’impressione che si miri a colpire infrastrutture logistiche o civili senza un disegno tattico chiaro, salvo poi rivendicare i danni come “successi operativi”.
La procura peruviana apre un’inchiesta per tratta di esseri umani verso il fronte ucraino
Un’inchiesta parallela, ma di natura giudiziaria, arriva dal Perù. La procura del paese sudamericano ha annunciato – ed è un fatto raro persino per il contesto latinoamericano – l’avvio di un’indagine per presunto traffico di esseri umani. Sarebbe emersa, da alcune denunce, una rete transnazionale dedita al reclutamento dei peruviani più disperati, con la promessa di lavori in Russia come guardie giurate o agenti di sicurezza. Peccato che, una volta arrivati a destinazione, molti di loro verrebbero invece dirottati verso le linee del fronte ucraino, probabilmente come miliziani in cambio di un contratto irrisorio. Tra i reclutati, spiega il ministero pubblico, ci sarebbero ex militari ed ex poliziotti, contattati attraverso i social network con offerte di lavoro ingannevoli. L’inchiesta adesso cerca di ricostruire se qualcuno, a livello locale o internazionale, abbia organizzato i viaggi sapendo dell’inganno.
Ternopil investita da 36 droni: almeno dodici feriti e black out parziale
Venerdì scorso, però, il teatro più cruento è stata Ternopil, città ucraina dell’ovest. Almeno trentasei droni russi – una vera e propria ondata – hanno preso di mira impianti industriali e infrastrutture civili. Il risultato? Un black out parziale che ha lasciato al buio una fetta intera della città, oltre a danni significativi alle linee elettriche. L’amministrazione militare regionale ha certificato dodici feriti, ma senza escludere che il numero possa salire man mano che si scavano le macerie. E mentre i soccorsi cercavano di rimettere in sesto la rete elettrica, il presidente Zelensky annunciava da Kiev un piano ambizioso: una “riforma dell’esercito” che, a partire da quest’anno, dovrebbe introdurre una smobilitazione graduale per i mobilitati in precedenza, insieme a stipendi decisamente più alti per chi resta in prima linea. L’obiettivo dichiarato è rafforzare il sistema contrattuale, garantire termini di servizio chiari e – fatto non secondario – rendere meno disumana una guerra che ormai dura da oltre due anni.




