Mara Venier, i dolori e la svolta: la lezione di Arbore che cambiò tutto
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Redazione Cultura e Spettacolo
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In un racconto che intreccia aneddoti personali e momenti decisivi della sua carriera, Mara Venier ripercorre alcuni snodi fondamentali della sua esistenza, restituendo l'immagine di una donna che ha saputo affrontare, con una forza apparentemente imperturbabile, vicende private di grande sofferenza. La conduttrice, parlando della sua lunga esperienza in televisione, ha sfatato l'idea di avere avuto un unico maestro di riferimento, sottolineando piuttosto come siano state diverse le figure che, in modi differenti, hanno lasciato un segno nel suo percorso. Tra questi, ha ricordato con affetto e un po' di timore reverenziale il sacerdote don Mazzi, il quale, con un atteggiamento quasi paterno, non esitava a rimproverarla quando la trovava troppo scollata, in un'epoca in cui certi confini erano marcati con maggiore rigidità.
La rivelazione in cucina con Arbore
È però a Renzo Arbore, con il quale ha condiviso una relazione sentimentale, che la Venier attribuisce un consiglio capace di segnare una vera e propria svolta professionale. L'episodio, che lei colloca nel 1993, si consuma in un ambiente domestico e apparentemente banale: la cucina, dove lui, intento ad affettare delle cipolle, le offre una percezione di sé che si rivelerà determinante. La futura conduttrice, in quel frangente, gli si era presentata dinanzi senza trucco, avendo i capelli raccolti in fretta e indossando un semplice paio di jeans. «Ecco Mara, sii così, niente di più, niente di meno»: furono queste, secondo il suo racconto, le parole con cui Arbore le indicò la strada, convincendola che la sua autenticità, lontana da ogni artificio, sarebbe stata la chiave per ottenere il successo. Una rivelazione che la spinse ad accettare la conduzione di "Domenica In", programma di cui oggi guida la diciassettesima edizione.
Le ferite private e i rapporti complicati
Accanto ai trionfi professionali, l'intervista fa emergere con chiarezza il profilo di una vita segnata da eventi luttuosi e relazioni tormentate. Con Arbore, infatti, la Venier visse non solo un intenso legame affettivo, ma anche la tragica perdita di un bambino, un "grandissimo dolore" che rievoca con parole cariche di rimpianto, pur specificando che il loro rapporto si concluse "amandoci". Un altro capitolo doloroso è legato alla figura di Francesco Ferracini, padre di sua figlia e suo marito, il quale, in una scelta che lei descrive con un laconismo che non nasconde lo stupore, la lasciò la sera stessa delle loro nozze. E poi c'è il ricordo della relazione con Jerry Calà, caratterizzata da tradimenti ripetuti e da una gelosia patologica che, racconta, si manifestava in modo particolare se lei osava nominare proprio Renzo Arbore.
La ragazza di Mestre dietro il personaggio
Nonostante il successo e i decenni trascorsi sotto i riflettori, Mara Venier sembra aver mantenuto un forte legame con le sue origini. Lei stessa si definisce, in fondo, ancora "un po' la ragazza di Venezia", cresciuta a Mestre, che nel 1968 si trasferì a Roma con il semplice obiettivo di cantare per l'uomo che sarebbe diventato suo marito. Questa radicata identità, fatta di schiettezza e di un'apparente semplicità, costituisce forse il filo rosso che unisce le diverse tappe della sua vita, da quelle più luminose a quelle più oscure, confermando come il consiglio di Arbore non sia stato solo una strategia di palcoscenico, ma una filosofia di vita che lei ha fatto pienamente sua.
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