Trump e Ucraina, ottimismo e nodi irrisolti sulla pace
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Nonostante i toni positivi emersi dai colloqui, i negoziati per porre fine al conflitto si scontrano con divergenze profonde, che le parti non hanno ancora superato. Una fonte ucraina di alto livello, interpellata dalla Cnn, ha confermato come, sebbene sia stato trovato un "consenso" sulla maggior parte dei ventotto punti presentati dall'amministrazione statunitense, permangono tre questioni di rilievo sulle quali le distanze restano considerevoli. Le autorità di Kiev, in evidente difficoltà, si trovano a dover mediare tra le richieste avanzate da Washington e ciò che sono disposte ad accettare, in un frangente che vede la propria sovranità nazionale in bilico. Donald Trump, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha definito "positive" le discussioni in corso con Russia e Ucraina, pur rimarcando l'assenza di una scadenza definitiva per la conclusione dell'accordo, affermando che la vera deadline corrisponderà al momento in cui tutto sarà concluso.
I tre nodi cruciali e la missione dell'inviato
I punti di attrito, che la fonte ucraina non ha voluto dettagliare compiutamente ma che riguardano le sorti dei territori, la configurazione delle forze armate e i rapporti con la Nato, rappresentano l'ostacolo principale su cui si infrange, per il momento, ogni possibilità di intesa. A complicare il quadro, e a sollevare interrogativi sulla neutralità della mediazione americana, giunge il resoconto di una telefonata del 14 ottobre tra l'inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, e il consigliere del presidente russo Vladimir Putin, Yuri Ushakov. Dalla conversazione, come riportato, emergerebbe una notevole sintonia tra le due parti, con Mosca che avrebbe ricevuto persino consigli su come presentare il piano di pace al presidente americano per renderlo più appetibile, oltre a una convergenza sulla necessità che Kiev ceda alcuni territori.
Le smentite e le perplessità dal Cremlino
Da Mosca, tuttavia, arrivano segnali più cauti, che sembrano smorzare l'ottimismo mostrato dalla Casa Bianca. Yuri Ushakov ha infatti dichiarato che durante i colloqui di Abu Dhabi non sono stati affrontati nel dettaglio i punti del piano statunitense, aggiungendo che diversi di essi richiedono ancora una "seria analisi" da parte russa. Il consigliere per la politica estera di Putin ha ammesso i contatti con Washington, ma ha specificato che non ci sono state, a oggi, discussioni serie "al tavolo" negoziale, lasciando intendere che il percorso verso un'intesa formale sia ancora lungo e irto di difficoltà.
Il prossimo passo: l'incontro a Mosca
In questo contesto, carico di aspettative ma anche di reciproche diffidenze, assume un peso significativo l'annuncio fatto da Trump dell'imminente incontro a Mosca tra il suo inviato Steve Witkoff e Vladimir Putin, previsto per la prossima settimana. La missione, che si prospetta delicatissima, avrà il compito di sondare il terreno su posizioni che, nonostante le rassicurazioni pubbliche, appaiono ancora distanti. La partita si gioca su un filo sottile, dove le dichiarazioni ottimistiche devono fare i conti con la realtà di negoziati complessi, i cui esiti sono tutt'altro che scontati.




