Boccia: "Suicidio assistito non è fatto privato, serve legge subito"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Francesco Boccia, presidente dei senatori del Partito Democratico, ha reagito alla sentenza della Corte Costituzionale sul suicidio assistito, definendola una "chiara indicazione" che il fine vita non può essere relegato alla sfera individuale. "Il Servizio Sanitario Nazionale deve garantire un ruolo attivo", ha insistito, sottolineando l'urgenza di modificare la legge in discussione al Senato.

La Consulta, con la sentenza 132/2025, ha evitato di pronunciarsi sulla legittimità dell’articolo 579 del codice penale – che regola l’omicidio del consenziente – sollevato dal tribunale di Firenze nel caso di "Libera", una donna di 55 anni affetta da sclerosi multipla progressiva, totalmente paralizzata e impossibilitata a porre fine alle proprie sofferenze senza assistenza. Pur riconoscendo la complessità della questione, i giudici hanno stabilito che l’autosomministrazione del farmaco letale è condizione imprescindibile, escludendo che un terzo, medico o meno, possa compiere materialmente l’atto.

Una decisione che, se da un lato ribadisce il diritto al fine vita, dall’altro apre interrogativi pratici insormontabili per pazienti come Libera, incapaci di muoversi autonomamente. Come può un tetraplegico premere il pulsante? E come conciliare il principio costituzionale con l’impossibilità fisica di esercitarlo? La Corte ha suggerito la ricerca di dispositivi alternativi, ma senza indicare tempi o modalità, lasciando un vuoto normativo che rischia di tradursi in ulteriore sofferenza per chi già vive condizioni limite.

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