Il silenzio dei colli: i biglietti e l'ultimo viaggio di Annabella

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella quiete innaturale di una pineta sui colli Euganei, dove i rami degli alberi si stagliano contro il cielo invernale, si è consumato l'epilogo di una storia che aveva iniziato a scriversi nove giorni prima, nella periferia di Padova. Annabella Martinelli, ventiduenne studentessa, è stata rinvenuta senza vita nel primo pomeriggio del 15 gennaio, in un'area boscosa lungo via Euganea a Teolo, non lontano dal monte Oliveto. A dare l'allarme è stata una donna a passeggio con il proprio cane, la quale ha scorto, in un angolo remoto tra i civici 1 e 3, quello che nessuno voleva più vedere: il Corpo della giovane, appeso a un albero. Il luogo del ritrovamento, significativamente, distava appena un chilometro dal punto in cui, nei giorni delle frenetiche ricerche, era stata individuata la sua bicicletta color viola, abbandonata e sigillata con un lucchetto, quasi un macabro segnavia posto dalla stessa Annabella.

Le parole prima del gesto

Quella che poteva apparire come una scomparsa improvvisa si è rivelata, purtroppo, l'esecuzione di un proposito meditato e annunciato. La verità, quella più cruda e definitiva, era già stata scritta da Annabella stessa, lasciata in attesa tra le mura della casa familiare di Terranegra. Diversi biglietti, che i genitori e il fratello hanno rinvenuto a poco a poco, componevano un mosaico di dolore e di addio. In quelle note, la studentessa spiegava con chiarezza ciò che realmente avrebbe fatto la sera del 6 gennaio, smentendo la versione data alla madre circa una notte trascorsa a casa di un'amica. Quelle righe, tracciate forse con la mano tremante di chi sa di avere davanti l'ultimo compito, non lasciavano spazio a fraintendimenti: delineavano un'intenzione ferma, un percorso già tracciato che dalla sua abitazione conduceva dritto verso Teolo e verso il buio dei colli.

Lo zaino e gli ultimi indizi

Accanto al, gli investigatori hanno recuperato uno zaino che custodiva, tra gli altri oggetti, un quaderno. Questo tacciono, similmente ai messaggi lasciati in casa, conteneva un preannuncio del gesto estremo, una conferma scritta che trasforma il sospetto in tragica certezza. Non solo parole, però: nello zaino è stato trovato anche un pezzo di pizza, un particolare quotidiano e quasi banale che stride terribilmente con la solennità della decisione presa, un frammento di normalità trascinato in un vortice di disperazione. La lettera indirizzata specificamente ai genitori, deposta in casa prima dell'ultima uscita, completa il quadro di una preparazione meticolosa, di un addio organizzato nei minimi dettagli, dove nulla è stato lasciato al caso se non, forse, il dolore immenso di chi sarebbe rimasto.

La ricostruzione dei fatti

La sequenza degli eventi, dunque, prende una forma drammaticamente lineare. La sera dell'Epifania, attorno alle venti, Annabella esce di casa dopo aver ingannato i familiari sulla sua destinazione. Invece di recarsi dall'amica, inforca la sua bici viola e si dirige verso i colli Euganei, un tragitto che da Padova conduce in una zona di sempre maggiore isolamento. Giunta a destinazione, probabilmente nelle ore tarde di quella stessa notte, chiude a lucchetto il mezzo di trasporto che l'ha condotta lì, abbandonandolo come un relitto di un viaggio ormai giunto al capolinea. Prosegue poi a piedi, addentrandosi nel bosco fino a raggiungere il luogo che aveva scelto, dove mette in atto il suo proposito. Il suo resta in quel silenzio per nove lunghi giorni, mentre fuori dal bosco si scatena l'angoscia dei suoi cari e la macchina delle ricerche, fino al casuale, agghiacciante ritrovamento del 15 gennaio da parte di una passante.

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