Germania, gli studenti scioperano contro il ritorno della leva: "Non siamo carne da cannone"
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Redazione Esteri
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La tensione, che si avverte ormai da settimane nei cortili e nelle assemblee degli istituti superiori, è destinata a esplodere venerdì prossimo in una protesta organizzata e capillare. Nello stesso momento in cui i deputati del Bundestag si riuniranno per discutere e approvare la controversa riforma del servizio militare, voluta dall’esecutivo guidato dal cancelliere Merz, le piazze di Berlino, Potsdam, Cottbus e di molte altre città tedesche si riempiranno di giovani. Lo sciopero dalla scuola, lo Schulstreik, coinvolgerà infatti decine di migliaia di studenti in oltre sessanta centri del Paese, tutti uniti dal rifiuto di una misura che percepiscono come una forzatura inaccettabile e un pericoloso ritorno al passato.
Il nucleo della protesta
Al centro della mobilitazione giovanile, che ha trovato il suo propellente naturale nei social network, c’è l’opposizione a un disegno di legge che, di fatto, prepara il terreno per una coscrizione obbligatoria. Il meccanismo, come annunciato dal governo di compromesso tra Spd e Cdu, prevede un questionario obbligatorio per tutti i diciottenni maschi nati dopo il 2008, un primo passo che molti interpretano come l’anticamera di una chiamata alle armi vera e propria. I manifestanti, che qualcuno ha già bollato come ingenui o poco realistici, ribattono citando con precisione giuridica l’articolo 4, comma 3, della Legge fondamentale, il quale sancisce il diritto all’obiezione di coscienza e vieta espressamente di costringere chicchessia a prestare servizio militare contro la propria volontà.
Diritto e coscienza
Quella che potrebbe apparire una semplice ribellione generazionale si fonda dunque su un solido, per quanto discutibile, presupposto legale. I ragazzi, molti dei quali non hanno ancora compiuto diciotto anni, rivendicano il diritto a vivere in pace e rifiutano con forza la prospettiva di essere strumentalizzati in eventuali conflitti. “Non vogliamo diventare carne da cannone”, è lo slogan che campeggia sugli striscioni e che riecheggia nelle dichiarazioni dei portavoce del movimento, i quali – evitando toni accademici o troppo politici – colgono nel segno con un’efficacia comunicativa che ha pochi precedenti. La loro battaglia, del resto, non si limita a una sterile opposizione, ma tocca nervi scoperti della società tedesca, ancora oggi divisa sul ruolo delle forze armate e sulla memoria storica.
Uno sguardo al contesto
La decisione del governo di procedere sulla strada di un rafforzamento dell’esercito, anche attraverso un potenziale ritorno alla leva, va inserita in un quadro internazionale complesso e in continua evoluzione. L’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con la sua politica estera spesso improntata a un marcato realismo, ha indubbiamente contribuito a rimescolare le carte della sicurezza globale, spingendo diversi alleati europei a riconsiderare le proprie politiche di difesa. In Germania, questo processo ha assunto i contorni di uno scontro generazionale, dove da una parte c’è un establishment politico convinto della necessità di adeguarsi ai nuovi tempi e dall’altra una fetta consistente della gioventù che, forse anche per la distanza dai grandi conflitti del Novecento, vede nell’uniforme un simbolo di oppressione e non di dovere civico.




