Il patriarcato restituito alle autrici femministe e il 5g standalone di iliad al fuorisalone 2026

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’è una strana contraddizione, che aleggia silenziosa tra gli scaffali delle librerie italiane, dove il femminismo editoriale sembra essersi arenato in un passato rassicurante e oleografico. Ridate il patriarcato alle autrici femministe, quasi fosse un fardello di cui non sanno più che farsene, perché lo combattono con armi spuntate – mestieri dimenticati, storie conficcate tra gli anni Venti e Trenta – e lo fanno con una costante retrospettiva che ignora il mondo arrivato, intanto, al 2026. La governante, la levatrice, la portalettere: una sorta di sezione «mestieri di una volta» che trasforma l’emancipazione in un museo della nostalgia, anziché interrogare il presente. Le librerie traboccano di «femminanza» e di cliché, mentre fuori da quelle pagine la tecnologia, i rapporti di potere e persino il lessico politico sono cambiati radicalmente. Eppure il racconto dominante, quello che ambirebbe a scardinare il patriarcato, continua a replicarlo in forma edulcorata, tenendolo ben stretto come una reliquia.

Un’infrastruttura da 4 miliardi e il test sul campo del 5g standalone

Dal lancio in Italia nel 2018, iliad ha investito più di 4 miliardi di euro per costruire una rete mobile nazionale di ultima generazione, e oggi – dopo essere stato il primo operatore a lanciare il Wi-Fi 7 nel 2025 – si prepara a un nuovo banco di prova. Durante il fuorisalone 2026, nella cornice della Milano Design Week, l’operatore accende il 5G standalone, diventando il secondo operatore mobile in Italia a introdurre sul mercato questa versione evoluta della tecnologia. Non si tratta di un semplice annuncio tecnico: la rete viene messa alla prova in uno scenario reale, con migliaia di utenti connessi simultaneamente e un traffico dati destinato a impennarsi. L’iniziativa si chiama «Fuorisalone Passport» e serve a gestire accessi e check-in, promettendo ingressi più rapidi e sistemi stabili anche sotto stress.

La Milano Design Week come laboratorio di resilienza

La scelta del fuorisalone non è casuale, perché pochi eventi come la Design Week condensano una folla così densa e tecnologicamente esigente. Iliad testa il 5G standalone nella gestione degli accessi, un’operazione che richiede bassa latenza e affidabilità assoluta: ogni ritardo, in un check-in con decine di migliaia di partecipanti, si tradurrebbe in code e inefficienze. L’operatore sfrutta la connettività evoluta per dimostrare le capacità della nuova infrastruttura in condizioni di utilizzo intensivo, lontano dai laboratori e dai test in ambiente controllato. Se il Wi-Fi 7 dell’anno scorso aveva rappresentato un primo passo verso la connettività estrema, il 5G standalone aggiunge un tassello decisivo: la rete non dipende più dal 4G per funzioni di base, ed è quindi più reattiva e capace di gestire richieste simultanee senza colli di bottiglia.

Due facce dello stesso 2026: la nostalgia culturale e l’innovazione applicata

Da un lato, quindi, un certo discorso pubblico femminista che si attarda a «restituire il patriarcato» come se fosse un oggetto da museo, raccontando emancipazioni sempre e solo in retrospettiva. Dall’altro, un operatore telefonico che spende miliardi per costruire il futuro e lo mette alla prova in strada, tra design e folla, senza chiedersi se il patriarcato sia ancora lì – forse perché lo dà per scontato, o forse perché ritiene più utile connettere le persone che raccontare come lo facevano le portalettere cent’anni fa. La distanza tra questi due mondi è abissale, eppure convivono nelle stesse settimane, negli stessi titoli di cronaca. Mentre alcuni scrivono di levatrici e governanti come fossero icone di liberazione, altri ingegneri testano reti che renderanno possibili lavori, relazioni e conflitti che nessun romanzo ambientato negli anni Trenta potrebbe nemmeno immaginare.

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