Manchester City, 114 violazioni su 115: il caso Mancini e lo spettro dell'espulsione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Il verdetto è arrivato dopo oltre due anni di attesa e una serie di udienze a porte chiuse che hanno tenuto banco nel calcio inglese. Secondo quanto riportato da diverse testate britanniche, il Manchester City è stato ritenuto colpevole di 114 delle 115 accuse contestate dalla Premier League per violazioni delle norme finanziarie. Le sanzioni non sono ancora state stabilite e il club ha già annunciato l'intenzione di presentare ricorso.
Il doppio contratto di Roberto Mancini
Tra le violazioni contestate al club di proprietà dello sceicco Mansour, un capitolo riguarda il contratto di Roberto Mancini, oggi commissario tecnico della Nazionale italiana. Tra il 2009 e il 2013, l'allenatore avrebbe avuto un accordo ufficiale con il Manchester City e uno ufficioso con l'Al Jazira, club di Abu Dhabi riconducibile allo stesso proprietario.
Stando alle accuse, il secondo contratto serviva a raddoppiare lo stipendio del tecnico: una società italiana a lui riconducibile emetteva fatture per consulenze trimestrali al City, che trasferiva i fondi ad Abu Dhabi, da dove poi partivano i pagamenti verso l'allenatore. Lo stratagemma, secondo la ricostruzione, serviva ad aggirare le regole del Fair Play Finanziario e a non divulgare le cifre esatte dei compensi.
Le possibili sanzioni e il precedente Uefa
Le conseguenze per il club inglese restano indefinite, ma le ipotesi sul tavolo sono severe. La commissione indipendente potrebbe imporre una multa economica consistente, una penalizzazione in classifica o, nell'ipotesi più estrema, l'espulsione dalla Premier League. Non manca chi specula sulla possibile retrocessione automatica come effetto di una detrazione di punti particolarmente pesante.
Va ricordato che nel febbraio 2020 il Manchester City fu già sanzionato dalla Uefa con due anni di esclusione dalle coppe europee e una multa di 30 milioni di euro per violazioni del Fair Play Finanziario, provvedimento poi annullato dal Tas di Losanna nel luglio successivo, con una riduzione della multa a 9 milioni. Il caso attuale, però, riguarda un arco temporale molto più ampio e un numero di capi d'accusa senza precedenti nella storia della Premier League.
La posizione del club e il ricorso annunciato
Il Manchester City ha sempre negato ogni addebito. In una nota diffusa dopo le indiscrezioni, il club ha dichiarato che il procedimento della Premier League "rimane in corso, con elementi significativi ancora da completare e soggetto a stretto riserbo". La società ha aggiunto di aver rispettato diligentemente il giusto processo per otto anni, confidando che il consiglio e l'esecutivo della Premier League si comportassero come un regolatore indipendente, imparziale ed equo. Il ricorso appare scontato, ma i tempi e gli esiti di un eventuale appello restano da definire.
Le origini dell'inchiesta
L'indagine della Premier League era partita nel dicembre 2018, dopo che il settimanale tedesco Der Spiegel aveva pubblicato una serie di documenti provenienti dal Football Leaks. Le accuse riguardavano principalmente tre aree: la mancata fornitura di informazioni finanziarie accurate per nove stagioni comprese tra il 2009-10 e il 2017-18, la mancata divulgazione dei dettagli sui pagamenti a giocatori e allenatori nello stesso periodo, e la mancata collaborazione con le indagini della lega tra il 2018 e il 2023.
La Premier League aveva formalizzato i capi d'accusa nel febbraio 2023, dopo quattro anni di indagini preliminari. L'udienza davanti alla commissione indipendente si era svolta a porte chiuse tra il settembre e il dicembre 2024, prima che il verdetto arrivasse nelle scorse ore.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
