Nexi, cambio al vertice: Bernardo Mingrone nuovo amministratore delegato al posto di Paolo Bertoluzzo
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Redazione Economia
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Il consiglio di amministrazione di Nexi, riunitosi ieri in seduta straordinaria, ha formalizzato il passaggio di consegne ai piani alti del gruppo dei pagamenti. Dopo una decade trascorsa alla guida della società – un periodo che lo ha visto traghettare l’ex Icbpi dall’acquisizione da parte dei fondi di private equity fino alla quotazione in Borsa, passando attraverso le operazioni straordinarie con Sia e la danese Nets che hanno dato vita alla prima paytech europea – Paolo Bertoluzzo ha lasciato l’incarico di amministratore delegato. Al suo posto subentra Bernardo Mingrone, fino a ieri deputy general manager e ceo di Nexi Payments, figura che i rumors di mercato volevano in procinto di approdare alla guida di Tinexta e che ora si ritrova a dover gestire una fase particolarmente complessa per il gruppo.
L’avvicendamento, sebbene nell’aria da tempo, arriva in un contesto segnato da profonde turbolenze per il Titolo a Piazza Affari, un andamento che da solo racconta la pressione crescente sul management. Le azioni, che nell’ultimo anno hanno registrato un passivo del 40 per cento e che dal picco storico del luglio 2021 hanno eroso l’83 per cento del loro valore, hanno toccato nelle scorse settimane nuovi minimi storici, un dato che nemmeno la presentazione del piano industriale al 2028 – avvenuta agli inizi di marzo – è riuscita a invertire. Fu proprio in quell’occasione, dopo l’annuncio di previsioni che molti analisti hanno giudicato deludenti e di una politica sui buyback che ha lasciati perplessi gli investitori, che il titolo subì un tonfo del 16 per cento, segnando di fatto l’accelerazione decisiva verso il cambio al vertice.
Gli equilibri azionari e la successione in continuità
A pesare sulla transizione, oltre ai conti, è stata anche la mutata geografia azionaria all’interno del gruppo presieduto da Marcello Sala. I fondi di private equity che avevano sostenuto la società nei primi anni – Bain, Advent e Clessidra – hanno progressivamente dismesso le loro partecipazioni, lasciando il campo a nuovi assetti proprietari. Oggi i due soci di riferimento sono Hellman & Friedman, con il 22,23 per cento, e Cassa Depositi e Prestiti, ferma al 19,14 per cento. È stata proprio questa nuova compagine, con l’istituto guidato da Dario Scannapieco che ha progressivamente accresciuto la sua influenza nell’asset strategico, a decidere di procedere con la sostituzione puntando su una figura che garantisse continuità operativa.
Mingrone, che del gruppo conosce ogni ingranaggio per averne ricoperto il ruolo di direttore finanziario fino al 2023, rappresenta quindi una scelta che punta a mantenere salda la rotta esecutiva mentre si tenta di ricostruire la fiducia perduta. La sua nomina a direttore generale e amministratore delegato, che arriva dopo un periodo in cui si parlava insistentemente di un suo possibile addio, suggella un percorso interno che lo ha visto crescere accanto a Bertoluzzo fin dai tempi della quotazione. La sua sfida, ora, sarà quella di rispondere alle pressioni competitive di un mercato europeo dei pagamenti sempre più affollato – dove operatori come Worldline, Adyen, Stripe e i nuovi arrivati del calibro di Revolut giocano una partita serrata – cercando di valorizzare la scala unica raggiunta dal gruppo italiano.
La transizione e il contesto di mercato
Il passaggio di consegne, approvato dal consiglio, è stato gestito con l’obiettivo dichiarato di evitare qualsiasi scossone nella gestione ordinaria. Bertoluzzo, che aveva guidato l’azienda attraverso la trasformazione da realtà locale a leader continentale, lascia la poltrona di amministratore delegato ma non si intravedono al momento frizioni di rilievo nel passaggio di consegne. Il neo amministratore delegato, dal canto suo, eredita una società che – nonostante le difficoltà in Borsa – continua a generare cassa e a mantenere una posizione dominante nel mercato domestico, anche se le incognite legate ai rinnovi contrattuali con le banche partner e alla capacità di espandere i margini in un contesto di inflazione e investimenti tecnologici restano tutte sul tavolo.
Per Mingrone, che vanta un passato da banchiere in grandi istituzioni finanziarie come Unicredit e Monte dei Paschi di Siena, la partita si giocherà nei prossimi mesi, quando il mercato inizierà a valutare se la sostituzione al vertice potrà tradursi in una diversa strategia di comunicazione finanziaria o in un’accelerazione su eventuali operazioni straordinarie, un capitolo che nella storia recente di Nexi è sempre stato cruciale. Il consiglio di amministrazione, intanto, ha provveduto anche ad altri adeguamenti nella composizione dell’organo, con l’ingresso di nuovi membri – tra cui Alessandra Daffina, Saba Nazar e Luca Velussi – a presidiare le funzioni di controllo e strategiche.




