Daniela Santanchè, dalla Versilia la conferma: «Non lascio FdI, sto con Meloni»
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Redazione Interno
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MARINA DI PIETRASANTA – L’immagine è quella di una mattinata di fine marzo in Versilia, dove il cielo, forse, è terso come la determinazione che traspare dalle parole della ministra del Turismo, Daniela Santanchè, nonostante le pieghe cupe di un volto che la vicenda giudiziaria – con le sue inevitabili ricadute politiche – ha reso pensieroso. È uscita dalla villa che la ospita, un complesso residenziale immerso nel bosco della Versiliana a Marina di Pietrasanta, per concedersi una passeggiata prima di pranzo con la cagnolina Kelly. Completo bordeaux sportivo, stivali alti, occhiali scuri e cappellino: un’uscita quasi domestica, interrotta però dalle domande dei cronisti. A fare da contrappunto a questo mutismo apparente ci ha pensato il compagno, il principe Dimitri Kunz, a infondere una nota di ottimismo che, però, non ha scalfito la sostanza delle dichiarazioni rilasciate dalla titolare del dicastero di via della Mercede.
Alla domanda se intendesse lasciare Fratelli d’Italia, la replica è stata secca, priva di quelle ambiguità che spesso caratterizzano le fasi di transizione politica più delicate. «L’unica certezza», ha scandito Santanchè, «è che non lascio il partito e sono sempre con Giorgia Meloni». Una presa di posizione netta che mira a fugare ogni possibile dubbio sulla sua tenuta, in un momento in cui il suo nome è al centro del dibattito non solo per le vicende che hanno coinvolto la sua azienda e che hanno portato alle sue dimissioni obbligate dal governo, ma anche per il futuro assetto delle deleghe. Forse già domani, si vocifera, potrebbe rientrare a Milano o a Roma, ma per ora la sua rotta è tracciata: ancoraggio saldo al partito fondato con Giorgia Meloni, in attesa di capire come evolverà la sua posizione personale all’interno del movimento.
Il turismo a un bivio: la ricetta di Incoronato dopo il passaggio di consegne
Mentre la ministra uscente cercava un po’ di quiete tra le pinete della Versilia, il comparto che ha lasciato – quello del turismo, definito spesso il più identitario dell’economia nazionale – si interroga sul futuro. Ed è proprio da questa fase di transizione, che secondo gli osservatori «non ammette incertezze», che arriva la voce di Roberto Incoronato, vicepresidente nazionale di FENAILP Turismo. Incoronato, con una lucidità che non lascia spazio a fraintesi, ha tracciato quella che dovrebbe essere la rotta da seguire per evitare che il periodo post-Santanchè diventi un limbo di immobilismo. Il turismo italiano, spiega, si trova a un bivio: le sfide sono complesse, ma le opportunità – se intercettate con la giusta visione – possono rappresentare l’alba di un nuovo ciclo di crescita.
Il ragionamento si sviluppa su più livelli, tutti interconnessi. Il primo, e forse il più urgente, è quello delle competenze. La carenza di personale qualificato, che da anni rappresenta un freno per lo sviluppo di imprese e territori, viene individuata come il nodo più difficile da sciogliere. La soluzione, secondo Incoronato, non può che essere quella di costruire percorsi formativi mirati, capaci di favorire l’ingresso dei giovani in un settore che troppo spesso fatica a trattenerli. Accanto a questo, emerge con forza la questione della digitalizzazione: non più un’opzione o un vezzo per pochi, ma una condizione strutturale, necessaria per competere in un mercato globale. Dalla prenotazione online alla gestione intelligente dei flussi turistici, fino alla promozione integrata dei territori, la tecnologia diventa una leva strategica imprescindibile per aumentare competitività ed efficienza.
Verso un nuovo modello: giovani, innovazione e la sfida della sostenibilità
Non si tratta però solo di formazione e tecnologia. Incoronato sottolinea un cambiamento profondo nella domanda stessa dei viaggiatori. Il turismo esperienziale, sostenibile e autentico – quello che cerca identità, cultura, natura e tradizioni – è ormai diventato il nuovo paradigma. L’Italia, da questo punto di vista, parte da una posizione privilegiata, a patto che sappia valorizzare non solo le grandi città d’arte, ma anche i piccoli borghi e i percorsi enogastronomici. È qui che si gioca la partita più importante: costruire un sistema diffuso, capace di raccontare l’Italia più vera, quella che troppo spesso resta nell’ombra. In questo scenario, il ruolo delle sinergie tra pubblico e privato diventa decisivo. La frammentazione, avverte il vicepresidente di FENAILP, è il nemico principale; coordinare operatori, enti locali e istituzioni permette invece di costruire circuiti integrati, distribuendo i benefici economici in modo più equo e sostenibile.
L’analisi si spinge oltre, indicando nella sostenibilità non più un semplice slogan ma un criterio operativo concreto. Investire in pratiche green, rispettando l’ambiente e le identità locali, non è solo un obbligo etico, ma una leva competitiva. Il post-Santanchè, conclude Incoronato, può rappresentare proprio quell’occasione di svolta che il settore attendeva. Ma per trasformare le difficoltà in occasioni concrete, serve una regia forte. In attesa di capire chi sarà chiamato a ricoprire quel ruolo di regista, il comparto si dice pronto ad affrontare la sfida, puntando su formazione continua, innovazione digitale e una valorizzazione integrata del territorio che sappia guardare al futuro senza tradire l’anima autentica del Paese.
Lo strano silenzio di Cremona e le aspettative sul futuro del dicastero
Mentre sulla Versilia e a livello nazionale si discute di transizione e rilancio, c’è un angolo d’Italia, Cremona, che osserva con un certo distacco queste vicende. Un articolo di commento, filtrato nelle cronache locali, riassume con una punta di amaro realismo l’atteggiamento della città: sulla testa indifferente dei cremonesi è passato di tutto, dalle torri metalliche all’ingresso della città alle fontane perennemente asciutte, fino ai milioni di euro investiti in infrastrutture discusse. In questo contesto, non stupisce l’assoluto distacco con cui sono state accolte le dimissioni obbligate di una ministra della Repubblica. Una sorta di disincanto popolare che fa da contraltare al fervore delle analisi sui possibili sviluppi del dicastero. L’auspicio, espresso dalle categorie economiche e ripreso in queste ore, è che si possa finalmente procedere con decisione su quei fronti – innovazione, giovani e sostegno alle imprese – ritenuti prioritari per non perdere il passo di un settore cruciale per l’economia nazionale.




