La Russa riceve i genitori dei bambini del bosco a Palazzo Madama, data fissata per il 25 marzo tra le polemiche delle opposizioni
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Redazione Interno
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C’è una data segnata sull’agenda del presidente del Senato, un incontro che promette di tenere banco nel dibattito politico italiano e che arriva a ridosso di una scadenza referendaria cruciale per la maggioranza di governo. Ignazio La Russa, come egli stesso ha confermato in un video diffuso per rispondere alle critiche, incontrerà mercoledì 25 marzo a Palazzo Madama i genitori dei bambini finiti al centro della vicenda giudiziaria che ha reso celebre la cosiddetta «famiglia nel bosco». Si tratta di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, la coppia anglo-australiana i cui figli furono allontanati dalla procura e dal tribunale dei minorenni a seguito di accertamenti sulle loro condizioni di vita nell’abitazione isolata nel comune di Palmoli, in Abruzzo.
L’annuncio, inizialmente anticipato dal quotidiano Il Centro e ripreso poi dalle agenzie di stampa, era stato accolto da immediate e dure prese di posizione da parte delle forze di opposizione. I parlamentari del Partito Democratico, in particolare, hanno parlato di un atto di «becera propaganda», accusando la seconda carica dello Stato di strumentalizzare una vicenda umana delicata per fini elettorali, complice la vicinanza del voto sulla riforma costituzionale della giustizia. Lo stesso La Russa, nella sua replica, ha voluto sottolineare come l’incontro non avverrà prima del referendum – fissato per domenica 22 e lunedì 23 marzo – bensì due giorni dopo, smontando così, almeno sul piano cronologico, le accuse di un utilizzo politico immediato della vicenda in piena campagna elettorale.
La decisione del presidente del Senato riaccende i riflettori su una storia che da mesi oscilla tra cronaca giudiziaria e scontro politico. I due genitori, che vivono in una sorta di resistenza silenziosa tra le speranze di riabbracciare i figli e le aule di tribunale, hanno ottenuto la solidarietà di esponenti del centrodestra fin dai primi sviluppi della vicenda; lo stesso La Russa, del resto, non aveva mai nascosto la propria vicinanza alla coppia, arrivando ad auspicare pubblicamente, già nello scorso dicembre, un ritorno dei bambini a casa per le festività natalizie. «La cosa che mi ha veramente stupito – ha dichiarato La Russa nel video di chiarimento – è l’acrimonia per una eventuale visita, adesso come in un’altra data, quasi che il presidente del Senato debba chiedere scusa o addirittura il permesso a lor signori per incontrare privatamente chi ritiene».
Mentre la politica si divide, la macchina giudiziaria continua a muoversi. I legali della famiglia, nel frattempo, hanno depositato ricorso contro l’ultima ordinanza del tribunale dei minorenni dell’Aquila, quella che ha disposto il trasferimento dei bambini in una nuova struttura e confermato la separazione dalla madre, Catherine, che per un periodo era stata ospitata nella stessa casa famiglia. E proprio all’Aquila sono attesi nelle stesse ore anche gli ispettori inviati dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nell’ambito di un’iniziativa volta a fare chiarezza sull’intera pratica e a verificare l’operato dei servizi sociali e dell’autorità giudiziaria, in quella che ormai appare una partita giocata su più tavoli.
Un caso giudiziario finito nel mirino della campagna referendaria
L’ospitalità concessa da La Russa ai coniugi Trevallion si inserisce in un clima politico già incandescente, complice l’appuntamento referendario che vede la maggioranza compatta nel sostenere il «Sì» alla riforma che porta la firma dello stesso ministro Nordio. La separazione delle carriere dei magistrati, l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare e il nuovo sistema di elezione del Csm sono i cardini di una riforma che il centrodestra presenta come un baluardo contro quella che definisce deriva ideologica di una parte della magistratura.
Non è un caso, quindi, che la vicenda della famiglia abruzzese sia diventata per alcuni esponenti dell’esecutivo l’emblema di un sistema giudiziario che, a loro dire, calpesterebbe i diritti dei genitori in nome di un presunto «interesse del minore» interpretato in modo eccessivamente invasivo. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, era già intervenuta mesi fa per criticare le decisioni del tribunale, chiedendosi dove fosse il superiore interesse dei bambini nell’allontanarli dai genitori e tenerli in una comunità protetta per lungo tempo. Un refrain, questo, che La Russa ha fatto proprio e che ritorna oggi, a pochi giorni dal voto, come una lente attraverso cui leggere l’intera vicenda processuale.
La cronaca giudiziaria tra lacrime e ricorsi
Mentre i riflettori sono puntati sul palcoscenico romano, la realtà quotidiana della famiglia resta quella di un confronto serrato con i legali e di attesa per le decisioni della magistratura. L’immagine di Catherine e Nathan, ripresa dalle televisioni mentre lasciano lo studio dell’avvocato a Chieti, racconta di due persone provate: lui accanto a lei, entrambi chiusi nel silenzio, con gli occhi arrossati dal pianto, mentre i familiari – la zia e la nonna – tentavano di offrire un sorriso rassicurante alle telecamere. Dalla casa famiglia di Vasto, intanto, arrivano notizie frammentarie sui tre minori e sul loro stato d’animo, con gli esperti che continuano a monitorare il loro inserimento scolastico e il loro equilibrio psicologico, mentre si attende che le corti si esprimano sui nuovi ricorsi depositati dalla difesa.
L’incontro del 25 marzo, dunque, si prospetta come un momento carico di significati simbolici. La coppia, che ha sempre dichiarato di volere solo che i propri figli tornassero a casa, si troverà a varcare le porte di una delle più alte istituzioni della Repubblica, ricevendo di fatto una legittimazione politica che travalica i confini della loro battaglia legale personale. Dalle stanze di legno del bosco di Palmoli agli stucchi dorati di Palazzo Madama, il percorso dei due genitori australiani incrocia quello della politica italiana proprio nel momento di massima tensione sul fronte giudiziario.




