Mick Jagger: «Il mio lavoro sul palco non è fare politica»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre il dibattito sul ruolo politico della musica dal vivo si fa sempre più acceso, con artisti del calibro di Bruce Springsteen e Tom Morello che non esitano a trasformare i propri concerti in tribune politiche, Mick Jagger, frontman dei Rolling Stones, rivendica una visione diametralmente opposta dell'intrattenimento. Interpellato sulla questione, il cantante ha voluto tracciare un netto confine tra il proprio approccio e quello di molti colleghi, spiegando che sul palco il suo compito è ben lontano dal fare prediche o dall'impartire lezioni al pubblico.

Un intrattenitore, non un politico

La posizione di Jagger riecheggia, in un certo senso, quella che fu di Elvis Presley, il quale, in una celebre conferenza stampa a New York nel 1972, dichiarò di non volersi occupare di politica per non offendere i propri fan, limitandosi al ruolo di "intrattenitore". Seguendo questa scia, il cantante degli Stones ha ribadito che la sua missione è quella di far divertire la gente, di offrire una pausa dai pensieri e dalle preoccupazioni quotidiane. Per Jagger, la musica dal vivo deve essere un momento di evasione e condivisione, non un'arena per dibattiti ideologici o un palco per arringhe.

Controllare l'adrenalina, non fare la predica

Jagger ha descritto il proprio lavoro in termini quasi fisiologici, parlando di "controllare le scariche di adrenalina del pubblico". Questa metafora sottolinea come la sua arte si concentri sull'energia collettiva, sull'emozione pura e sulla partecipazione fisica, piuttosto che sull'elaborazione intellettuale di temi politici.

L'obiettivo, ha chiarito, è quello di far sì che la gente "dimentichi i problemi" per la durata di un concerto, un compito che per lui è prioritario e che lo differenzia nettamente da performer che, come Springsteen, usano il palco per veicolare messaggi sociali e politici espliciti.

Musica e politica: due binari paralleli

La dichiarazione di Mick Jagger si inserisce in un dibattito più ampio che attraversa il mondo della musica e dello spettacolo, dividendolo tra chi ritiene inevitabile, se non doveroso, prendere posizione e chi, invece, difende la funzione puramente evasiva dell'arte. La scelta di Jagger è netta e consapevole: il suo compito non è fare il militante, ma l'artista che unisce le persone attraverso il ritmo e la melodia.

Una presa di posizione che, per la sua chiarezza, rischia di far discutere tanto quanto le dichiarazioni politiche dei suoi colleghi, riportando al centro del dibattito la domanda su quale sia, oggi, il vero ruolo del rock.

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