Droni ucraini: sette morti su un autobus nel Donetsk, attacco al terminal di San Pietroburgo
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Redazione Esteri
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La tregua, quella vera, non ha mai fatto parte del vocabolario di questa guerra. E l’ennesima, tragica conferma arriva dalle strade dissestate della regione di Donetsk, dove un autobus di linea – in servizio regolare sulla lunga tratta Mosca-Simferopol – è stato trasformato in un rottame fumante da un drone offensivo delle forze di Kiev.
Il bilancio, fornito dalle autorità filorusse insediate nel territorio occupato, è destinato a lasciare un segno profondo: sette i civili che hanno perso la vita, mentre altri undici sono stati ricoverati in ospedale con ferite di varia natura e, in alcuni casi, di una certa gravità.
L’attacco a Yenakiyevo e la dinamica del raid
L’impatto, stando alla ricostruzione resa nota nella notte dal capo dell’amministrazione locale, Denis Pushilin, è avvenuto in corrispondenza della città di Yenakiyevo, un centro abitato che si trova sotto il controllo militare della Federazione Russa ormai da diversi anni. Pushilin, parlando attraverso il suo canale Telegram, ha parlato senza mezzi termini di un «attacco con velivolo senza pilota» contro un mezzo che trasportava esclusivamente cittadini, un’azione che gli inquirenti di Mosca hanno già inquadrato come atto di terrorismo.
Se da un lato l’esercito ucraino, come ha più volte ribadito nel corso del conflitto, dichiara di prendere di mira esclusivamente obiettivi strategici e infrastrutture legate allo sforzo bellico, dall’altro i cadaveri estratti dalle lamiere contorte raccontano una storia di dolore che non ammette giustificazioni strategiche.
L’escalation parallela: il terminal di San Pietroburgo in fiamme
Mentre i soccorritori lavoravano tra i sedili insanguinati dell’autobus, un’altra offensiva tecnologica portava il conflitto dritto nel cuore economico della Russia. Nella stessa giornata, un massiccio attacco di droni ha preso di mira il terminal petrolifero di San Pietroburgo, il più grande complesso di trasbordo di prodotti raffinati sull’intero Baltico.
Le immagini diffuse in rete, sebbene non verificate in via indipendente, mostrano una coltre di fumo nero che si alza sopra i serbatoi colpiti, un’immagine dal forte impatto visivo che coincideva perfettamente con l’inizio del Forum Economico Internazionale, l’evento vetrina che il Cremlino usa per mostrare al mondo la propria resilienza.
Il governatore della regione di Leningrado ha riferito di aver abbattuto decine di velivoli nemici, eppure qualche ordigno deve pur essere passato attraverso le maglie della difesa, dato che l’aeroporto Pulkovo è stato costretto a subire ritardi e deviazioni per diverse ore.
La minaccia fantasma di Zelensky e il contesto bellico
Questi episodi di sangue e fuoco si inseriscono in una fase del conflitto particolarmente nervosa, caratterizzata da una reciprocità violentissima nell’uso dei sistemi senza pilota. È proprio in questo contesto che si inserisce l’allarme lanciato poche ore prima dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale – citando rapporti dei servizi segreti – ha invitato la popolazione a prestare la massima attenzione alle sirene, preannunciando la possibilità di un «nuovo, massiccio attacco aereo» da parte di Mosca.
Un avvertimento, quest’ultimo, che segue di poche ore il devastante raid russo che ha martoriato Kiev e Dnipro causando oltre una ventina di vittime civili. Di fatto, i due schieramenti sembrano incapaci di spezzare questo ciclo: un drone ucraino colpisce un autobus o un deposito di carburante, e missili russi si abbattono sui palazzi ucraini in un gioco al massacro che non prevede vincitori, ma solo un conto sempre più salato di vittime innocenti.




