Brianza, il film di Simone Catania in concorso alla Festa del Cinema di Roma
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un armiere sull'orlo del fallimento, un imprenditore eccentrico con troppe conoscenze, un territorio che del denaro ha fatto la propria religione. È questo il cuore di Brianza, l'opera seconda di Simone Catania presentata in concorso nella sezione Progressive Cinema della 21esima Festa del Cinema di Roma, dove il regista cresciuto a Cucciago ha scelto di raccontare una storia ispirata a un fatto di cronaca nera realmente accaduto nel 2010, in piena crisi economica, in una zona che conosce da vicino.
Una vicenda di debiti e rispettabilità
Al centro della narrazione c'è Giorgio Farina, interpretato da Fausto Russo Alesi, erede di una prestigiosa armeria di famiglia che rischia di perdere tutto dopo aver investito una fortuna nell'apertura di una boutique di lusso in Svizzera. Sommerso dai debiti e ossessionato dal mantenere intatta la propria rispettabilità, l'uomo si lascia coinvolgere da Alberto Fumagalli, un eccentrico imprenditore locale proprietario di dodici pompe di benzina, cui dà volto Paolo Pierobon, che gli propone un piano di appropriazione indebita.
Quella che sembra una via d'uscita si trasforma in una spirale di segreti e pericoli che minaccia la sua famiglia e tutto ciò che ha sempre cercato di proteggere.
Il fatto di cronaca alle spalle del film
La vicenda che ha ispirato la pellicola è un omicidio avvenuto nel 2010 nella zona di Como, in cui un armiere uccise e decapitò il proprio socio in affari, un imprenditore proprietario di distributori di benzina. Catania, che ha scritto il film insieme a Ugo Chiti e Fabio Natale, ha spiegato di aver voluto partire da quella storia per raccontare una questione più ampia: "Avevo voglia di raccontare e prendere spunto da questa storia vera, anche per far capire che il capitalismo ha vinto e che comanda il denaro".
Il regista, nato a Cantù nel 1980 e cresciuto nel Comasco, è al suo secondo lungometraggio di finzione dopo Drive Me Home del 2018, e vanta una solida esperienza come produttore con la casa di produzione Indyca.
Il metodo di lavoro e l'ironia sul fatto di cronaca
Sul set, Pierobon ha raccontato di aver lavorato secondo un metodo sperimentale: "Siamo andati senza rete e ogni giornata era sperimentale", ha dichiarato l'attore, sottolineando la capacità del regista di ascoltare e lasciare spazio agli interpreti. Il risultato è un film che il suo autore definisce "anarchico", rivendicando la libertà di "trattare un fatto di cronaca nera con ironia" e di raccontare quel mondo ricco senza giudizio, ma con la giusta dose di grottesco.
Un territorio come personaggio
La Brianza non è soltanto lo sfondo geografico della vicenda, ma diventa quasi un personaggio a sé, con le sue caratteristiche socio-economiche e antropologiche ben note. "Sono nato e cresciuto in Brianza e avevo il desiderio di raccontare quel posto lì", ha spiegato Catania, che individua nel rapporto con il denaro e nel giudizio degli altri gli elementi centrali per comprendere le scelte del protagonista.
"È come se non fossimo liberi, qui in Brianza questo sentimento è molto forte", ha aggiunto il regista, che ha paragonato quel territorio al Far West e al desiderio di conquistare qualcosa per ottenere riconoscimento.
Gli interpreti e il cast
Paolo Pierobon, attore veneto diplomatosi alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano, è reduce da interpretazioni che gli sono valse il Nastro d'Argento come miglior attore non protagonista per Rapito di Marco Bellocchio nel 2023, dove ha vestito i panni di Papa Pio IX. Nel cast del film figurano anche Marina Rocco, nei panni della moglie esigente di Giorgio, insieme a Giovanni Calcagno, Christophe Sermet, Giuseppe Catania, Mattia Sbragia e altri interpreti.
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