La procura militare avvia accertamenti su Vannacci e i militari di Futuro Nazionale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notizia degli accertamenti della Procura militare di Roma sul partito di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, ha fatto rapidamente il giro dei telefoni dei palazzi romani, raggiungendo anche la premier Giorgia Meloni e il suo entourage in un momento di particolare attenzione politica. L'iniziativa del procuratore Marco De Paolis, che ha disposto verifiche preliminari dopo un esposto del Sindacato dei Militari, non riguarda però un'indagine formale nei confronti del generale per la presunta ricostituzione del partito fascista, come inizialmente riportato da alcuni organi di informazione.

Lo stesso ufficio giudiziario ha infatti precisato che "la genericità di quanto evidenziato non consente - allo stato - di procedere a formali iscrizioni nel registro di cui all'art. 335 cpp", specificando che non è stata avviata alcuna indagine penale a carico di Vannacci per quella specifica ipotesi di reato.

L'oggetto degli accertamenti della procura militare

Il fulcro dell'attività della magistratura con le stellette è, piuttosto, la posizione di appartenenti alle Forze Armate all'interno della struttura organizzativa di Futuro Nazionale, con l'obiettivo di verificare "l'eventuale sussistenza di fatti di propria stretta competenza in relazione a persone soggette alla giurisdizione militare". La procura, come si legge in una nota ufficiale, ha ritenuto opportuno disporre "accertamenti preliminari tesi a chiarire in quale contesto debbano essere inquadrati i fatti", tenendo conto anche di alcune notizie apparse su autorevoli testate internazionali.

L'ipotesi al centro dell'esposto presentato dal sindacato, che si affianca a un secondo atto depositato presso la procura ordinaria di Roma, riguarda la presenza di militari in servizio attivo che avrebbero assunto ruoli di vertice o di propaganda all'interno del movimento politico, configurando una possibile violazione dei doveri di fedeltà, neutralità e imparzialità previsti dall'ordinamento militare.

Le reazioni e le difese del generale Vannacci

La precisazione della Procura militare ha scatenato una reazione immediata del diretto interessato, che sui social ha attaccato duramente "i giornali e a quattro politicanti e scribacchini livorosi", ribadendo il contenuto della nota ufficiale e sottolineando l'assenza di qualsiasi indagine penale a suo carico per la ricostituzione del partito fascista.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto è intervenuto sul caso a tutela del principio del garantismo, affermando di trovare "profondamente sbagliato trasformare un accertamento preliminare in una 'indagine' per ricostituzione del partito fascista" e difendendo il principio secondo cui "le persone non possono essere condannate sui media".

Anche il legale di Vannacci, l'avvocato Giorgio Carta, ha espresso piena fiducia nell'esito degli accertamenti, sostenendo che "nei fatti descritti non è ravvisabile alcuna fattispecie di reato, né comune né militare" e che l'eventuale questione potrebbe essere affrontata al più sul piano disciplinare, non certo su quello penale, in assenza di una specifica norma incriminatrice.

Il nodo giuridico della militanza politica dei militari

L'avvocato Carta ha inoltre ricordato come nessuna disposizione di legge vieti espressamente a un militare in servizio di assumere un incarico all'interno di un partito politico, sottolineando che tale divieto è stato "ricavato in via interpretativa dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 5845 del 2017", una decisione che personalmente non condivide e che non rappresenta l'unico orientamento espresso dalla giurisprudenza amministrativa.

La difesa confida quindi che gli accertamenti della procura militare, che al momento non hanno portato a nessuna iscrizione nel registro degli indagati, si concludano rapidamente con un'archiviazione.

Il segretario generale del Sindacato dei Militari, Luca Marco Cormellini, ha invece ribadito la fermezza della posizione del suo organismo, dichiarando di non tollerare "zone d'ombra né ambiguità istituzionali" e che la richiesta di giustizia è "formale e irrevocabile", sottolineando che chi indossa l'uniforme della Repubblica deve rispondere alle sue leggi e non ai programmi di movimenti politici che ritiene incompatibili con i valori costituzionali.

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