Mancini: "Finirò la carriera alla Samp". E sulla Nazionale: "Dopo Spalletti ho sperato"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Roberto Mancini, ospite al Festival dello Sport di Trento, ha dipinto il proprio futuro con i colori blucerchiati, dichiarando senza mezzi termini che concluderà la propria carriera sulla panchina della Sampdoria. Un annuncio che, seppur proiettato in un domani non precisato, delinea con chiarezza il legame viscerale che lo unisce al club genovese, per il quale lo scorso anno è stato un ispiratore, sebbene in veste informale, di alcuni importanti ritorni in società. La sua presenza, infatti, aveva già influenzato l'arrivo di figure tecniche di spicco come Evani, Lombardo e Gregucci, accompagnato dal ritorno del figlio Andrea con il ruolo di direttore sportivo, a testimonianza di un coinvolgimento che va ben al di là del semplice tifo.
Il ritorno mancato in azzurro e il ricordo di Vialli
Nel corso di una conversazione pubblica con la Gazzetta dello Sport, l’allenatore ha affrontato con una sincerità inusuale altri nodi cruciali del suo recente passato, a partire dalla panchina della nazionale italiana. Mancini ha rivelato di aver coltivato la speranza di un ritorno in azzurro in seguito all’esonero di Luciano Spalletti, pur essendo perfettamente consapevole dell’impossibilità pratica di quell’ipotesi. Un desiderio che si è scontrato con le circostanze, lasciando intendere un rapporto complesso con la maglia che da calciatore fu tormentato e che da commissario tecnico trovò il suo apice nella conquista dell’Europeo, prima di spegnersi nella delusione per la mancata qualificazione al Mondiale. Ha poi toccato, con un tono personale e riflessivo, il profondo legame con Luca Vialli, ammettendo di aver ripensato alla possibilità di essergli stato più vicino in alcuni momenti.
L’esperienza in Arabia Saudita e il ruolo alla Samp
Dopo l’addio alla nazionale, la carriera di Mancini ha intrapreso un percorso internazionale con l’esperienza, economicamente significativa, sulla panchina dell’Arabia Saudita. Un capitolo che è stato seguito, negli ultimi scampoli della passata stagione, da un coinvolgimento più morale che formale nel club del cuore, la Sampdoria, in un momento di particolare difficoltà per la squadra, la quale, non a caso, stenta a trovare una posizione di rilievo anche nell’attuale campionato di Serie B. Un impegno che si è configurato come una consulenza esterna, un punto di riferimento tecnico e umano in un periodo travagliato.
Il caso Pafundi, un talento ancora inespresso
Tra i vari argomenti trattati, non è mancata una riflessione su un giovane talento del calcio italiano. L’allenatore si è interrogato sul paradosso che avvolge la figura di Simone Pafundi, definendolo senza mezzi termini “un mistero”. Come è possibile, si è chiesto Mancini, che un ragazzo che a soli diciotto anni ha disputato da protagonista un Mondiale Under 20 non riesca ancora a trovare spazio in Serie A? Una domanda che resta sospesa, sottolineando il divario che a volte separa le prestazioni nelle rappresentative giovanili dalla piena affermazione nel calcio che conta.




