Juventus, il problema dei cambi: le panchine che non segnano

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La partita contro lo Sporting Lisbona, conclusasi con un pareggio che sa di occasione sprecata, ha messo in luce, tra le altre cose, una dinamica che sta diventando un vero e proprio rompicapo per la squadra di Luciano Spalletti. Se da un lato, infatti, il gol di Vlahovic ha dimostrato una ritrovata capacità offensiva nelle fasi costruite, è emersa con nettezza l'incapacità dei giocatori subentrati dalla panchina di fornire quella spinta decisiva, quell'impatto immediato che spesso cambia l'esito di un incontro. Un dato statistico, ormai divenuto un'ombra che accompagna le prestazioni bianconere, racconta di un reparto di riserva che non riesce a essere determinante, lasciando che le partite, come quella di ieri, scivolino via tra occasioni non sfruttate e un punto che, sebbene utile, non soddisfa le ambizioni del club.

Le cifre di un vuoto

Analizzando il campionato e la Champions League, il contributo in gol dei sostituti risulta marginale, se non addirittura assente, un dettaglio che non può sfuggire a un tecnico attento ai particolari come Spalletti. Questa mancanza di rendimento, che si tratti di un assist o di una marcatura, priva la squadra di un'arma fondamentale, specialmente nelle fasi finali delle gare, quando l'affaticamento degli avversari crea gli spazi più pericolosi. L'allenatore, nel commentare la prestazione, ha sottolineato come "in una gara ci sono tantissimi momenti", e fra questi, quelli che seguono i cambi sono spesso i più delicati, quelli in cui bisogna "essere più veloci degli altri" nel cogliere le opportunità. Una velocità che, al momento, i giocatori in entrata non possiedono, vanificando parte della pianificazione tattica.

L'analisi oltre il risultato

La riflessione, pertanto, va al di là del mero risultato e investe la costruzione stessa della rosa e la gestione del gruppo, un aspetto sul quale si sono espressi anche personaggi di spicco come Del Piero, il quale ha esortato la Juventus a "essere pericolosa per tutti i 90 minuti". Una richiesta che implica, necessariamente, un contributo collettivo e non solo dei titolari, affinché la pressione sull'avversario non cali mai. L'impressione è che, nonostante i tentativi di rotazione, manchi quella continuità di rendimento che permette a una squadra di essere sempre viva e incisiva, indipendentemente dai nomi in campo. Il pareggio in Champions League, il terzo in quattro partite, non è che la conseguenza più evidente di questo squilibrio, che complica non poco il cammino europeo dei bianconeri.

La sfida di Spalletti

Il compito del tecnico, quindi, non si limita a trovare la giusta alchimia tra i titolari, ma deve estendersi alla capacità di motivare e integrare strategicamente anche coloro che partono dalla panchina, trasformandoli in risorse preziose e non in semplici riempitivi. L'ottimismo mostrato da Spalletti, che ha parlato di vincere "tante partite" e ha promosso la squadra nonostante il pareggio, sembra voler proteggere il gruppo, ma nasconde la consapevolezza di un lavoro ancora da fare. Ritrovare un Vlahovic in formato leader è un ottimo punto di partenza, ma perché la Juventus possa davvero ambire a risultati importanti, ha bisogno che l'intero organico, incluso qualcuno di quelli che entrano a partita in corso, diventi pericoloso e in grado di segnare.

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