Tassi Bce, il pilota automatico procede nonostante i venti di taglio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre i mercati finanziari scrutano l’orizzonte alla ricerca del primo, flebile segnale di una svolta, la Banca centrale europea si appresta a confermare, nell’incontro di giovedì 5 febbraio, la scelta della continuità. Secondo quanto anticipato da Michael Krautzberger, Global CIO Fixed Income di Allianz Global Investors, l’istituto di Francoforte dovrebbe infatti mantenere invariati i parametri della politica monetaria, lasciando il tasso sui depositi bancari al 2,0%, quello per le operazioni di rifinanziamento al 2,15% e, infine, il tasso per le operazioni marginali di credito al 2,40%. Una decisione, questa, che appare perfettamente in linea con l’orientamento definito nella seconda metà dello scorso anno e che riflette una situazione economica nella quale, come ha sottolineato lo stesso Krautzberger, "non emerge un’urgenza immediata per la BCE di modificare la sua attuale buona posizione".

Il quadro macroeconomico che giustifica la stasi

A sostenere una simile scelta, del resto, concorrono diversi elementi, alcuni dei quali hanno contribuito a dissipare le nubi più minacciose che si addensavano sul futuro dell’area euro. La crescita, pur mostrando segnali di moderazione, non ha infatti conosciuto battute d’arresto significative, mentre il dato sull’inflazione si è stabilizzato in prossimità del famoso obiettivo del 2%, che da tempo costituisce il faro delle autorità monetarie. A ciò si aggiunga, come non mancano di rilevare gli analisti, un sensibile raffreddamento delle tensioni commerciali tra l’Europa e gli Stati Uniti, ora guidati dalla nuova amministrazione Trump, il quale ha riportato una certa prevedibilità nei rapporti economici transatlantici. L’assenza, nella prossima riunione, di aggiornamenti alle proiezioni macroeconomiche dello staff della Bce, privando il Consiglio direttivo di nuovi elementi quantitativi su cui discutere, rende ancor più improbabile una deviazione dall’itinerario già tracciato.

L’attesa per il linguaggio e i segnali futuri

Se l’esito sulla decisione dei tassi sembra ormai scontato, l’attenzione degli operatori si sposta dunque sulla comunicazione che seguirà l’annuncio, in programma per le ore 14:15 di giovedì. Gli esperti si interrogano sulla possibilità che, nel corso della conferenza stampa, emerga un cambio di tono, per quanto lieve, tale da preparare il terreno per un futuro aggiustamento della politica monetaria. Le possibilità in questo senso, tuttavia, appaiono al momento assai circoscritte, poiché la Bce, dopo la fase di aggressivo rialzo dei tassi, ha imboccato una fase di attenta osservazione, durante la quale intende valutare con la massima precisione l’impatto delle manovre già messe in campo sull’economia reale. La stabilizzazione dei prezzi, un obiettivo faticosamente conquistato, rappresenta un traguardo troppo delicato per essere messo a rischio da mosse affrettate.

Il contesto internazionale e le pressioni latenti

Nonostante il quadro generale incoraggi la prudenza, permangono delle incognite che la Banca centrale europea non potrà ignorare nel medio periodo. La dinamica salariale in diversi paesi dell’Unione, ad esempio, continua a essere monitorata con una certa apprensione, poiché un suo surriscaldamento potrebbe riaccendere pressioni inflazionistiche di matrice interna. Allo stesso tempo, la solidità della ripresa economica globale, e in particolare quella statunitense, rimane un fattore cruciale per le esportazioni europee. In un contesto del genere, ogni parola dei membri del Consiglio viene soppesata, analizzata e interpretata, perché in essa il mercato cerca di scorgere il momento in cui l’istituto guidato da Christine Lagarde comincerà a prendere in considerazione un taglio dei tassi, seppure di carattere precauzionale, per sostenere la domanda senza compromettere la stabilità dei prezzi.

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