La giustizia sotto attacco: il caso Open Arms e lo scontro tra politica e magistratura

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La battaglia sulla giustizia, ormai degenerata in un conflitto permanente, ha raggiunto un punto tale per cui ogni iniziativa giudiziaria con anche solo un’ombra di rilevanza politica scatena polemiche feroci. Anche quando, come nel caso dell’impugnazione presentata dai pm di Palermo contro l’assoluzione di Matteo Salvini nel processo Open Arms, le intenzioni appaiono tutt’altro che pretestuose.

«Niente impugnazione contro le sentenze di assoluzione, come in tutti i Paesi civili. Altrimenti finiamo a ciò che è avvenuto col caso Garlasco», ha dichiarato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, criticando la scelta dei magistrati di rivolgersi direttamente alla Cassazione. Una presa di posizione che ha innescato una replica immediata da parte di Stefano Musolino, procuratore aggiunto a Reggio Calabria e segretario di Magistratura democratica: «Nordio non sa di cosa parla quando attacca il ricorso in Cassazione. Contro le toghe usano il manganello mediatico».

Salvini, dal canto suo, ha sostenuto di aver dato per scontato il ricorso, quasi fosse un atto dovuto più che una possibilità legittima. Un atteggiamento che solleva interrogativi sulla sua percezione del processo: forse il leader leghista si aspettava un’immunità che, di fatto, non gli spettava.

A smorzare le polemiche, almeno dal punto di vista procedurale, è intervenuto Cesare Parodi, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, ricordando che «non è stato fatto un appello, ma un ricorso in Cassazione, previsto dalla Costituzione». Una precisazione doverosa, che però non basta a placare lo scontro.

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