Cala Finanza, il governo fa marcia indietro sul resort di lusso: revocata l'autorizzazione Zes

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il progetto da 200 milioni di euro per un polo turistico di fascia alta nel Nord-Est della Sardegna, che avrebbe dovuto sorgere davanti all'isola di Tavolara, si è arrestato. Il Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio ha infatti disposto la revoca dell'autorizzazione unica Zes n. 74/2026, rilasciata lo scorso febbraio alla società italo-brasiliana Tavolara Bay srl, che fa capo al gruppo JHSF Capital.

Il dietrofront di Palazzo Chigi arriva a due giorni dalla seduta del Consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo che, il 30 giugno, aveva a sorpresa revocato in autotutela la delibera di indirizzo n. 50 del novembre 2025, un atto fondamentale per la riqualificazione urbanistica dell'area di Cala Finanza. A fare da contraltare, la massiccia partecipazione di cittadini e attivisti a una manifestazione tenutasi mercoledì primo luglio proprio a Cala Finanza, che ha contribuito a mantenere alta l'attenzione sulla vicenda.

L'iter del progetto e le ragioni del blocco

L'iniziativa, promossa insieme al gruppo brasiliano JHSF, prevedeva un investimento complessivo di 200 milioni di euro per trasformare l'area di Porto San Paolo in un polo integrato di ospitalità e servizi. Il masterplan originale includeva un hotel di circa 50 camere, 26 ville di lusso, ristoranti, un beach club, una spa e impianti sportivi, con l'obiettivo dichiarato di allungare la stagione turistica in una regione che stenta a destagionalizzare i flussi.

Il progetto è stato oggetto di una forte contestazione da parte delle comunità locali e delle associazioni ambientaliste, oltre che di un'avversione dalla stessa Regione Sardegna, che aveva già presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale per chiedere l'annullamento dell'autorizzazione. L'udienza cautelare era fissata per l'8 luglio, ma la decisione del governo ha anticipato gli eventi.

Il sindaco di Loiri Porto San Paolo, Francesco Lai, ha spiegato che la revoca dell'autorizzazione è stata possibile proprio in ragione della sopravvenuta revoca da parte del Consiglio comunale della delibera che aveva permesso la riclassificazione urbanistica dell'area, trasformandola in una variante urbanistica indispensabile per il progetto. «È una vittoria del principio di leale collaborazione tra istituzioni – ha dichiarato Lai –. È la dimostrazione che quando un Comune esercita con serietà e rigore le proprie prerogative, lo Stato sa ascoltare. e sa correggersi».

Le reazioni politiche e il quadro giudiziario aperto

La decisione ha suscitato immediate reazioni politiche. La presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, ha rivendicato il risultato, affermando che «il governo ha provato a decidere al posto nostro ma ha dovuto arrendersi all'evidenza». L'assessore regionale all'Urbanistica, Francesco Spanedda, ha sottolineato che la revoca conferma la posizione della Regione, secondo cui «la pianificazione urbanistica non è un passaggio formale e le procedure straordinarie non possono trasformarsi in scorciatoie».

Di diverso avviso le opposizioni, con Fratelli d'Italia che ha parlato di un tentativo di riscrivere la storia amministrativa, ricordando come il progetto avesse seguito un iter che aveva coinvolto il Comune di Loiri Porto San Paolo ben prima dell'intervento della Struttura di missione Zes.

Se da un lato il ritiro dell'autorizzazione è stato accolto come una vittoria dalla mobilitazione popolare e dalle associazioni ambientaliste, dall'altro la società Tavolara Bay si è detta «profondamente sconcertata» e ha annunciato di valutare le iniziative legali da intraprendere, denunciando «l'incertezza del quadro legislativo». La società ha ora 60 giorni di tempo per presentare ricorso al Tar o 120 giorni per un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, rendendo la vicenda giuridicamente ancora aperta.

Le questioni di fondo sulla Zes unica

Al di là del caso specifico, la revoca dell'autorizzazione per il glamping di Cala Finanza non risolve le questioni di fondo sollevate dall'utilizzo della procedura Zes unica. La normativa, istituita per favorire gli investimenti nel Mezzogiorno, prevede una cabina di regia unica presso la Presidenza del Consiglio che può, di fatto, derogare alle pianificazioni urbanistiche locali, generando conflitti con le competenze delle Regioni a Statuto speciale come la Sardegna.

Il caso di Cala Finanza, così come quello di Sardara, ha portato alla luce il cosiddetto "vulnus" dell'articolo 15 del decreto legge, che può costituire una variante automatica allo strumento urbanistico, scavalcando i pareri negativi degli enti locali.

La sentenza del Tar della Puglia del 2026, che ha ribadito il principio per cui non esiste alcun automatismo tra la presentazione di una domanda di autorizzazione ZES e una variante urbanistica, è stata salutata con speranza dai comitati, ma non risolve il problema della certezza del diritto, lasciando la strada aperta a futuri contenziosi.

La stessa Regione Sardegna aveva esplorato la strada del ricorso alla Corte costituzionale per un conflitto di attribuzione, che forse rappresenta l'unica via per risolvere alla radice il problema della legittimità della procedura.

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