Trump e il piano per Gaza: resort di lusso e 5.000 dollari per chi se ne va
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Redazione Esteri
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L’amministrazione Trump, che ha ripreso saldamente in mano la politica estera americana, sta elaborando una proposta radicale per il futuro della Striscia di Gaza, un piano che mira a trasformare completamente la regione devastata dal conflitto. Secondo quanto riportato dal Washington Post, che ha avuto accesso a un documento di 38 pagine, l’idea centrale è istituire un’amministrazione fiduciaria internazionale, il «Great Trust», guidata dagli Stati Uniti per un periodo non inferiore a un decennio. L’acronimo, che sta per Gaza Reconstitution, Economic Acceleration and Transformation, riflette la volontà di un intervento strutturale e senza precedenti, il cui obiettivo ultimo è la creazione di quella che viene definita senza mezzi termini una «Riviera del Medio Oriente».
Il progetto, i cui dettagli sono ancora in fase di discussione con partner internazionali, prevede una riconversione totale dell’economia e del tessuto territoriale di Gaza, puntando su settori ad alta redditività come il turismo di lusso — con resort all’avanguardia — e la creazione di un polo manifatturiero e tecnologico d’eccellenza, alimentato dall’intelligenza artificiale. Per realizzare questa visione, che necessiterebbe di ingenti investimenti privati stimati in circa 100 miliardi di dollari, il piano affronta il nodo cruciale della popolazione presente. La proposta avanzata prevede infatti di incentivare il trasferimento «volontario» dei palestinesi attraverso un indennizzo economico di 5.000 dollari a nucleo familiare, accompagnato da sussidi per l’affitto e il sostentamento iniziale altrove.
Questa operazione di trasferimento, presentata come una scelta volontaria e compensata economicamente, rappresenta uno degli aspetti più controversi della proposta, la cui attuazione richiederebbe un complesso processo di gestione della sicurezza — da delegare in via graduale a forze di polizia locali addestrate ad hoc. Il piano, che evidentemente bypassa completamente l’Autorità Nazionale Palestinese, si scontra con una realtà ancora in fiamme: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, infatti, continua a respingere le pressioni per un cessate il fuoco immediato, affermando che l’operazione militare è ancora in corso e che «stiamo battendo Hamas».




