Claudio Cecchetto, il dj che scoprì Jovanotti e non amò l'uomo Ragno
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Claudio Cecchetto, la cui voce ha scandito le estati di intere generazioni, si racconterà a “Madeleine”, in un dialogo con Mariella Venditti, in programma sabato 8 novembre alle 6.30 su Rai Radio1. L’intervista, che promette di scavare nella sua vita personale e di ripercorrere gli aneddoti più significativi di una carriera leggendaria, riporta in primo piano una figura che ha plasmato il costume italiano, un pioniere che, partito dal quartiere più popolare di Milano, è approdato più volte al festival di Sanremo. Tra i ricordi che emergono, ce n'è uno particolarmente vivido: quando, già affermato dj e speaker radiofonico, su insistenza del padre tassista, decise di tagliarsi i capelli, un gesto così radicale da renderlo, per un attimo, irriconoscibile agli occhi di chi lo credeva un'icona di stile immutabile.
Il poeta scalmanato e l'energia degli 883
In una delle sue recenti apparizioni, stavolta al podcast "Gurulandia", Cecchetto ha dipinto un ritratto a tutto tondo del panorama musicale, attuale e passato, soffermandosi, con la schiettezza che lo contraddistingue, sui molti talenti da lui lanciati. Alla domanda su quale fosse l’artista a cui fosse più legato, la risposta è stata immediata e netta: Lorenzo Jovanotti. “Jovanotti è un poeta, io lo capii, per gli altri era uno scalmanato”, ha dichiarato, rievocando l'immagine di un giovane artista che “saltava come un grillo da un angolo all'altro”, un'energia che pochi, all'epoca, seppero decifrare. Parlando invece degli 883, il produttore ha voluto riconoscere il merito fondamentale di Mauro Repetto, affermando senza mezzi termini che “gli 883 devono ringraziare l'energia di Mauro Repetto”, un tributo a una forza propulsiva senza la quale, forse, le cose sarebbero andate diversamente.
Le licenze poetiche della serie sugli 883
Non ha evitato, Cecchetto, di affrontare la questione relativa alla serie “Hanno ucciso l'uomo Ragno”, che lo ha visto tra i personaggi raffigurati e che non ha incontrato il suo gradimento. Pur avendo prodotto alcuni degli album più importanti del duo di Pavia e contribuito in modo decisivo a portarli al successo, il talent scout ha espresso un giudizio critico sulle scelte narrative degli sceneggiatori. “Andava descritto un boss e l'hanno fatto da catalogo”, ha osservato, riferendosi alle sfumature che hanno caratterizzato il suo personaggio e aggiungendo, con un certo attaccamento alle proprie origini, che “si parlava di provincia, io vengo da lì e li ho prodotti per questo”, quasi a sottolineare una distanza tra la rappresentazione fiction e la complessità della realtà che lui stesso ha vissuto in prima persona.
I cazziatoni a Fabio Volo e l'inflazione dei record
Il suo sguardo, acuto e mai banale, si è posato anche sulle dinamiche contemporanee dell'industria musicale, che gli appare sempre più simile a quella del calcio. “La verità è che le valutazioni si alzano sempre più nella musica come avviene per i calciatori”, ha spiegato, commentando le notizie di record superati. “Si gioca a dire che alcuni cantanti battano record ma è semplicemente inflazione”, ha affermato con una punta di scetticismo, smorzando facili entusiasmi e ridimensionando, ad esempio, il paragone tra il traguardo di Ultimo e quello di Vasco Rossi. Tra un aneddoto e l'altro, come quello sui “cazziatoni” fatti a un giovane Fabio Volo, che “ringraziava” per quelle correzioni, Cecchetto continua a tessere la tela di una storia personale che si intreccia indissolubilmente con la storia della musica leggera italiana.
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