Claudio Cecchetto: «Jovanotti? Dicevano che sarebbe durato una stagione. De Martino a Sanremo è il coraggio che mancava»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A chi, negli anni Ottanta, liquidava le sue produzioni come musica "usa e getta", Claudio Cecchetto risponde con la prova dei fatti, quella che si misura sul campo e sugli ascolti. Lo stesso scetticismo, del resto, accompagnò gli esordi di Lorenzo Cherubini, quando i benpensanti del settore pronosticavano per lui un futuro breve e un successo destinato a esaurirsi in una sola stagione.

E invece, come lo stesso Cecchetto ha ricordato in una recente intervista al Corriere della Sera, alla vigilia del suo attesissimo Deejay-show in programma venerdì 17 luglio a Treviglio, il tempo ha dimostrato quanto fossero miopi quelle previsioni, trasformando Jovanotti in un artista capace di riempire piazze e stadi con veri e propri happening musicali che durano dall'alba al tramonto.

Lo show di Treviglio e le glorie del passato

L'appuntamento di piazza Cameroni, che rientra nel ricco calendario dell'Estate Trevigliese, si preannuncia come un vero e proprio viaggio nella memoria collettiva, una carrellata che attraverserà i decenni partendo dagli anni Settanta, quando Cecchetto muoveva i primi passi al Divina di Milano, per poi sbocciare negli irripetibili Ottanta e Novanta, fino ai primi Duemila.

Sul palco, a dare corpo e voce a questa narrazione musicale, non mancheranno ospiti d'eccezione, a cominciare da Tracy Spencer, che Cecchetto considera a tutti gli effetti una sua creatura, capace di conquistare il Festivalbar nell'estate del 1986 con il tormentone "Run to me", e Johnson Righeira, tra i primi nomi lanciati dalla neonata Radio Deejay.

Sarà un tributo alla dance e alla canzone d'autore, un percorso che include immancabilmente i successi di Sandy Marton, Sabrina Salerno e la rivoluzione pop degli 883, una band che Cecchetto ha saputo plasmare dandole una decisa matrice dance.

La scommessa vinta su Jovanotti

A distanza di anni, Claudio Cecchetto non può fare a meno di rivendicare con ironia le sue intuizioni più felici, a partire da quella che riguarda il più famoso dei suoi protetti. Quando Jovanotti, all'epoca un ragazzino sconosciuto, si affacciava alla scena musicale, in molti storcevano il naso e scommettevano su una meteora destinata a spegnersi in fretta.

La realtà, come ha sottolineato il noto talent scout, ha preso una piega decisamente diversa, trasformando Lorenzo in un fenomeno di massa capace di catalizzare l'attenzione per intere giornate, ben oltre il singolo concerto. Non si tratta solo di musica, ma di un modo di vivere l'evento, un happening che coinvolge il pubblico in una dimensione che va oltre la semplice esibizione canora.

E se oggi gli viene chiesto se c'è qualche artista che gli sarebbe piaciuto scoprire prima degli altri, la risposta di Cecchetto è secca e senza mezzi termini: "Non soffro di bulimia da scoperta", afferma, sottolineando di aver già avuto la soddisfazione di lanciare alcuni tra i più grandi numeri uno dello spettacolo italiano.

Il cambio di passo a Sanremo: l'endorsement per De Martino

L'attenzione, inevitabilmente, si sposta poi sul futuro del Festival di Sanremo, una kermesse che Cecchetto conosce molto bene per averla condotta nel 1980 e nel 1982, e per avervi legato il suo nome grazie alla sigla "Gioca Jouer". Interpellato sulla scelta di affidare la direzione artistica e la conduzione della prossima edizione a Stefano De Martino, il produttore non nasconde il suo entusiasmo, esprimendo un giudizio che suona come un vero e proprio endorsement.

"Menomale", ha dichiarato senza esitazione, commentando l'arrivo del conduttore napoletano, che considera un segnale di rottura rispetto a un recente passato in cui il palco dell'Ariston era stato appannaggio esclusivo di una generazione più matura. Il riferimento è alla sua esperienza personale: "Io avevo 27 anni quando l'ho condotto. Si capisce che è tornato il coraggio".

La sua è una riflessione che va oltre la semplice preferenza personale, toccando il nodo cruciale del ricambio generazionale e della necessità di infondere nuova linfa a una manifestazione che, per sua stessa natura, deve sapersi rinnovare costantemente.

Lo sguardo verso il futuro: Pinguini, trapper e Annalisa

Nonostante il suo sguardo sia spesso rivolto al passato e alle glorie che hanno segnato un'epoca, Cecchetto dimostra di avere una curiosità ancora viva nei confronti delle tendenze musicali contemporanee. Tra i nomi che lo incuriosiscono e che apprezza maggiormente nel panorama attuale, spiccano quelli dei Pinguini Tattici Nucleari, dei trapper come Sfera Ebbasta e Gue Pequeno, senza dimenticare Annalisa e la sua recente e riuscita virata verso sonorità più dance.

È un modo per ribadire che la sua anima rimane quella di un esploratore, attratto dai fenomeni nuovi, da quelle realtà emergenti che, come i Tamango, tengono concerti nei campi di periferia, lontano dai grandi palcoscenici. Il futuro, per lui, è ancora legato alla radio, un mezzo che ha contribuito a rivoluzionare e che oggi intende esplorare con un nuovo progetto, Radio Cecchetto, descritta come una piattaforma libera e non omologata, al servizio della creatività e degli ascoltatori.

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