Scontri a Milano, Mattarella: «Violenze da soggetti inediti»
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Redazione Interno
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Sergio Mattarella interviene sugli scontri a Milano e nelle altre città italiane, condannando le violenze degli ultimi giorni e chiedendo un'analisi approfondita di un fenomeno che presenta caratteristiche inattese. Il presidente della Repubblica ha affrontato il tema il 19 ottobre 2026, durante l'assemblea nazionale delle Province d'Italia a Imperia, richiamando l'attenzione sulla comparsa di protagonisti finora poco conosciuti nelle manifestazioni più violente. Nel suo intervento ha definito «inaccettabile» ogni forma di violenza, indicando nella sicurezza dei cittadini una responsabilità fondamentale delle istituzioni.
La solidarietà agli agenti feriti e l'allarme sui giovanissimi
Il capo dello Stato ha rivolto un messaggio di vicinanza alle forze dell'ordine impegnate durante i disordini. «Ai quasi 200 loro feriti nei giorni scorsi va la piena solidarietà della comunità nazionale», ha dichiarato davanti ai rappresentanti delle amministrazioni provinciali, ricevendo gli applausi della platea. Le sue parole arrivano dopo un fine settimana segnato da devastazioni, saccheggi nei negozi e danneggiamenti delle vetrine, con gruppi di ragazzi coinvolti negli episodi più gravi. Tra i partecipanti alle azioni violente figurano anche minorenni, italiani e stranieri, alcuni appartenenti alle seconde e terze generazioni. Una presenza che ha attirato l'attenzione per le modalità degli assalti e per il coinvolgimento di giovani non necessariamente riconducibili alle tradizionali organizzazioni politiche di protesta.
È soprattutto l'identità di chi prende parte a questi episodi ad aver sollevato interrogativi nelle parole del presidente. Mattarella ha parlato di «soggetti inediti», descrivendo violenze che sembrano esplodere improvvisamente e che richiedono strumenti di comprensione adeguati. L'invito è a non limitarsi alla reazione immediata, ma a esaminare le caratteristiche delle persone coinvolte, le modalità con cui agiscono e gli elementi che distinguono gli ultimi disordini dalle precedenti manifestazioni di piazza. Nel discorso pronunciato al Teatro Cavour, il presidente ha insistito anche sulla necessità di elaborare una vigilanza attenta, capace di contrastare fenomeni che pongono domande sotto diversi profili. Non ha attribuito gli scontri a una specifica organizzazione né indicato una regia responsabile delle azioni.
Il decreto sicurezza e le misure allo studio del governo
Le dichiarazioni del Quirinale si inseriscono in una fase delicata per l'esecutivo, impegnato nella preparazione di un nuovo decreto contro le violenze di piazza. Dopo un vertice sull'ordine pubblico presieduto dalla premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, gli uffici legislativi hanno lavorato alle disposizioni da sottoporre al Consiglio dei ministri. Tra le ipotesi figurano l'estensione del fermo preventivo ai minorenni, con una durata superiore alle 12 ore, l'arresto in flagranza differita per i danneggiamenti commessi in gruppo e limitazioni alle aggregazioni di persone considerate pericolose per l'ordine pubblico. Sul provvedimento sono state avviate interlocuzioni tra governo e Presidenza della Repubblica, anche per valutare eventuali questioni di compatibilità costituzionale. Le misure erano ancora oggetto di definizione e non risultavano approvate al momento delle dichiarazioni presidenziali.
Un altro intervento esaminato riguarda il potenziamento dell'operazione Strade sicure, con l'ipotesi di inviare altri 500 militari nel capoluogo lombardo. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che l'obiettivo è consentire temporaneamente ai soldati di operare con poteri analoghi a quelli delle forze di polizia, per un periodo indicato in tre mesi. Il supporto riguarderebbe Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, attraverso norme specifiche da approvare. Il rafforzamento del dispositivo militare si affiancherebbe agli altri strumenti di prevenzione e intervento presi in esame dopo i saccheggi. Il governo sta inoltre valutando di recuperare alcune disposizioni contenute nel disegno di legge sulla sicurezza approvato a luglio e successivamente trasmesso all'esame del Senato.
Il richiamo alle Province e alle responsabilità delle istituzioni
L'intervento presidenziale si è svolto durante la 39ª Assemblea annuale dell'Unione delle Province d'Italia, dedicata anche al futuro degli enti territoriali. Il presidente ha criticato la lunga fase di incertezza istituzionale seguita all'interruzione del processo di riforma, osservando che l'inerzia del legislatore ha lasciato le Province in una condizione di incompiutezza. Ha richiamato il ruolo svolto da questi enti nel sostegno ai piccoli Comuni, nella pianificazione territoriale e nei servizi destinati alle aree interne e montane. Un passaggio specifico è stato dedicato agli interventi di edilizia scolastica realizzati nell'ambito del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, considerati importanti per la sicurezza degli edifici e per il diritto all'istruzione.
Nel confronto sulle autonomie locali è stato affrontato anche il tema dello spopolamento dei territori meno serviti dalle infrastrutture e delle difficoltà che spingono i giovani a trasferirsi altrove. Il presidente ha ricordato il valore costituzionale delle amministrazioni provinciali, sottolineando la necessità di garantirne organi di governo democratici e un assetto istituzionale coerente con le responsabilità loro affidate. Ha inoltre segnalato il rischio che normative regionali differenti producano una frammentazione delle competenze, rendendo necessaria una maggiore collaborazione tra i livelli amministrativi. L'assemblea è stata aperta dagli interventi di Agnese Carletti, Claudio Scajola, Marco Bucci ed Enzo Lattuca. Durante la cerimonia è stato proiettato un filmato dedicato agli 80 anni delle Province nella Repubblica, ricordando anche la rinascita dell'Unione a Firenze nel 1946, dopo la soppressione avvenuta durante il fascismo.
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