Bologna, il presidio per la «remigrazione» si farà in piazza della Pace. Bignami parla di «premio ai prepotenti»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nonostante gli appelli del centrosinistra – che, attraverso l’assessore Daniele Ara, aveva provato invano a scongiurare quella che definiva una «chiara manifestazione razzista» – e la presa di posizione di una trentina di realtà associative (tra le quali figurano la Cgil e l’Arci), il presidio promosso dai movimenti di estrema destra a Bologna per sabato 9 maggio alla fine si terrà. La decisione, maturata al termine di una riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica tenutasi in Prefettura, ha però imposto un cambio di location rispetto a quanto inizialmente annunciato. Il raduno, che i promotori avevano chiesto di svolgere nella centralissima piazza Galvani, è stato infatti trasferito nella più periferica piazza della Pace, zona stadio, una soluzione dettata dalla necessità di prevenire possibili scontri con i collettivi e i centri sociali, le cui proteste contro l’evento di destra nel cuore di Bologna avevano già sollevato più di un timore tra le forze dell’ordine.

L’amarezza degli organizzatori e la censura denunciata

Gli organizzatori del comitato «Remigrazione e Riconquista» hanno accolto la notizia con evidente malumore, se non con un senso di vera e propria frustrazione. Come ha raccontato il referente locale, al termine dell’incontro in Questura non ci sarebbe stato «nemmeno lo spiraglio di trattative», una circostanza che ha di fatto lasciato il gruppo senza alternative praticabili. La loro proposta di ripiegare su piazza Carducci (già teatro di un altro evento simile senza particolari disordini) è caduta nel vuoto, lasciandoli con l’amaro in bocca di chi si sente «rilegato» ai margini della città. Questa imposizione, a loro avviso, rappresenta una vera e propria forma di censura che va oltre le mere questioni di ordine pubblico; il paradosso, sottolineano, è che le prescrizioni siano motivate da una «gestione preventiva e contra personam», una formula che lascia intendere come il peso delle contestazioni altrui finisca per gravare sulla libertà di espressione di chi manifesta pacificamente.

La replica di Fratelli d’Italia e lo scenario del 9 maggio

A farsi portavoce del malcontento della destra è stato, con la consueta veemenza, Galeazzo Bignami. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera non ha usato mezzi termini nel definire la decisione della Prefettura, definendola «una scelta che premia i prepotenti». Secondo il parlamentare, questo trasloco forzato crea un pericoloso precedente: «D’ora in poi mi aspetto che anche le manifestazioni dei Pro Pal e dei violenti vengano decentrate – ha dichiarato Bignami –. Altrimenti passerebbe il messaggio che è la sinistra che decide chi può dire cosa e dove». Il coordinatore cittadino di FdI, Francesco Sassone, si è schierato con le ragioni dei promotori, ribadendo che chi manifesta pacificamente non può essere penalizzato per il «timore delle contestazioni violente dei collettivi». La giornata di sabato si preannuncia quindi particolarmente densa: se da un lato il presidio si consumerà nel pomeriggio in zona stadio, dall’altro la città vivrà la tradizionale discesa della Madonna di San Luca. L’effigie, accolta dall’arcivescovo, si muoverà nel centro storico, creando una sovrapposizione di eventi religiosi e politici che tiene banco nel dibattito cittadino.

Davanti a questo scenario, le richieste di intervento avanzate dal Partito Democratico (che ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno) risultano ormai in gran parte disattese. La linea della «prudenza» e della «prevenzione» scelta dalle autorità ha dunque spostato il fulcro della tensione dalla piazza principale alla periferia, ma non ha placato gli animi. Resta, sullo sfondo, la sensazione – ben espressa dal referente di estrema destra secondo cui «loro parlano di democrazia, ma negando una piazza si annulla la democrazia» – che la resa dei conti, più che sulle idee, si giochi interamente sulla gestione materiale degli spazi urbani.

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