Legge di Bilancio 2026: nuovi scenari per tasse, imprese e buste paga
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Redazione Economia
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Il Parlamento ha licenziato la manovra finanziaria per il 2026, un provvedimento che, pur nella sua complessità, traccia linee chiare per il prossimo futuro fiscale. La legge, il cui iter si è concluso in queste ore, interviene su più fronti: dalle aliquote che gravano sui redditi delle persone fisiche alle norme che regolano l’operato delle società e degli intermediari finanziari, delineando un quadro in cui i benefici per alcuni settori – come quello del lavoro dipendente – si accompagnano a misure di vigilanza e di razionalizzazione per altri. Molti di questi interventi, è bene sottolinearlo, avranno piena attuazione solo in seguito all'emanazione dei decreti applicativi da parte del Governo, un passaggio cruciale che definirà nel dettaglio procedure e modalità operative.
Taglio Irpef e premi di produttività alleggeriti
Uno degli assi portanti della nuova finanziaria risiede nella revisione delle aliquote Irpef, un intervento atteso che modificherà la pressione fiscale su diverse fasce di reddito. L’operazione, che va letta in continuità con le manovre degli anni passati, si intreccia con un altro provvedimento significativo, ovvero la proroga e il potenziamento del regime agevolato per i premi di produttività. Questi ultimi, se previsti dai contratti aziendali, vedranno infatti l’imposta sostitutiva scendere fino alla soglia simbolica dell’1%, una misura che estende i vantaggi, seppure con percentuali diverse, anche al vasto universo del pubblico impiego. Si tratta di una scelta precisa, volta a sostenere il potere d'acquisto attraverso gli strumenti della contrattazione collettiva, che interesserà centinaia di migliaia di lavoratori.
Il nuovo perimetro per banche e intermediari finanziari
Il legislatore, muovendosi su un crinale delicato, ha impresso una sterzata significativa alla disciplina del settore creditizio e finanziario. Da un lato, vengono aggiornate le regole sulla tassazione dei dividendi e delle plusvalenze, dall'altro si introducono correttivi di carattere straordinario, come un nuovo contributo per le banche e la conferma della riserva sugli extraprofitti. Parallelamente, si interviene su aspetti contabili di grande rilevanza, rimodulando la deducibilità delle perdite attese sui crediti – la cosiddetta Expected Credit Loss prevista dallo standard internazionale IFRS 9 – e prorogando i piani di rientro per alcuni intermediari. Un pacchetto di norme tecniche, queste, che mira a bilanciare esigenze di gettito, stabilità del sistema e adeguamento ai principi contabili internazionali.
Incentivi agli investimenti e cooperazione fiscale
La manovra non trascura la spinta agli investimenti, soprattutto nelle aree del Mezzogiorno interessate dalle Zone Economiche Speciali e dalle Zone Logistiche Semplificate, per le quali viene riconfermato un credito d'imposta. Viene inoltre rafforzato il quadro della cosiddetta cooperative compliance, lo strumento di dialogo avanzato tra l’amministrazione finanziaria e i grandi contribuenti, accanto a un potenziamento degli strumenti di contrasto all'evasione. Per le imprese che redigono il bilancio secondo i principi contabili internazionali IAS/IFRS, infine, la legge introduce una razionalizzazione delle regole di raccordo tra contabilità e fiscalità, un intervento atteso per ridurre gli oneri di adempimento e chiarire ambiti di applicazione spesso oggetto di controversia.




