Giudici e referendum, la campagna anti-riforma invade le stazioni e i maxischermi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È un "all in", una scommessa totale quella che l'Associazione Nazionale Magistrati sta giocando sulla questione del referendum confermativo sulla riforma della giustizia, consapevole che una vittoria del "Sì" per l'introduzione delle correnti all'interno dell'organismo segnerebbe, di fatto, la fine di un certo modo di intendere l'autogoverno della categoria. La campagna prosegue senza soste, in quella che ormai può definirsi la fase delle "grandi stazioni", dopo che, come già segnalato, i manifesti del comitato per il "No" – i cosiddetti 6x3 – hanno conquistato spazi nella centrale di Milano. Una presenza che, non pago dei supporti cartacei, è approdata al digitale con proiezioni sui maxischermi, in un'operazione di comunicazione la cui pervasività e il cui dispendio di risorse – ci si chiede con legittimo scrupolo – appaiono desueti per un sindacato di magistrati e inducono a interrogarsi sulla loro provenienza.

La battaglia sulla data e il nodo del rinnovo del Csm

Dietro l'apparente stallo sulla scelta del giorno del voto, che a oltre due mesi dall'approvazione parlamentare della riforma – resa soggetta a referendum per il mancato raggiungimento della maggioranza qualificata – non è ancora stato fissato, si cela una partita cruciale. La strategia del Consiglio Superiore della Magistratura, infatti, sembra mirare a sfruttare i tempi tecnici necessari per i decreti attuativi della riforma stessa, con l'obiettivo di riuscire a rinnovare l'organo di autogoverno ancora con le vecchie regole. Un escamotage che consentirebbe di evitare l'applicazione immediata del nuovo meccanismo dei sorteggi, definito "ammazza-correnti", preservando così gli attuali equilibri di potere interni all'istituzione.

I messaggi in stazione e le accuse di disinformazione

Nei templi del transito quotidiano, come la stazione Centrale di Milano, i manifesti dell'Anm veicolano messaggi che alcuni osservatori giudicano fuorvianti, volti a deviare l'attenzione del cittadino su presunti rischi di un controllo politico sulla magistratura, invitando implicitamente al voto contrario. Una tattica che, secondo taluni, rasenta la manipolazione dell'opinione pubblica, spingendo alcuni a parlare, senza mezzi termini, di una volontà di "truccare le carte" da parte di chi detiene un potere significativo sul destino delle persone. La determinazione nel perseguire l'obiettivo di far convergere gli elettori verso il "No" appare, a questo punto, totale, spingendo a utilizzare qualsiasi mezzo, compresi quelli che sollevano perplessità sulla correttezza dell'informazione fornita.

La posta in gioco democratica oltre le correnti

Al di là della spinosa questione delle correnti, il referendum si carica di un'importanza democratica straordinaria, poiché tocca nel profondo gli equilibri tra i poteri dello Stato e le garanzie di indipendenza che sono a fondamento del nostro sistema. La riforma, che interviene sulla separazione delle carriere e sull'ordinamento giudiziario, rappresenta una modifica costituzionale di ampia portata, il cui esito referendario avrà ripercussioni durature sul funzionamento della giustizia e, in ultima analisi, sulla tutela dei diritti di ciascuno. Una scelta che gli italiani sono chiamati a compiere con piena consapevolezza, al di là del frastuono della campagna in corso.

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