Valanga a Claviere, ricerche a tappeto senza trovare sciatori coinvolti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una massa di neve, che ha preso velocità e volume scorrendo lungo il pendio, si è staccata nel primo pomeriggio in un’area di fuoripista del comprensorio di Claviere, in Alta Val di Susa, generando un allarme immediato e dispiegando, nel giro di poche ore, un imponente spiegamento di forze. L’evento, il cui rumore sordo è stato avvertito chiaramente, ha interessato un tratto di confine, per così dire, tra il tracciato battuto e lo spazio aperto della montagna, dove la neve fresca e i venti possono creare situazioni critiche. A lanciare l’allarme, fornendo le coordinate precise e diventando poi un osservatore cruciale per gli stessi soccorritori, è stato un maestro di sci del luogo, la cui testimonianza iniziale parlava di almeno due persone potenzialmente travolte dal manto bianco che si era mosso.

La macchina dei soccorsi attivata in extremis

Sul posto, con una rapidità dettata dal timore di dover scovare qualcuno in condizioni di ipotermia o di soffocamento, sono giunti gli elicotteri dei vigili del fuoco e del soccorso alpino, i quali hanno condotto un sorvolo meticoloso dell’ampia area interessata dalla slavina. I tecnici, mentre il sole cominciava la sua discesa, hanno caricato a bordo proprio il maestro che aveva dato l’allerta, per avere una visione dall’alto più precisa e valutare ogni possibile traccia lasciata dagli sci. Dall’alto, nonostante la preoccupazione, è emerso un dato che ha lentamente fatto propendere per un esito diverso: sono state individuate, infatti, diverse tracce di sciatori che entravano nella zona, ma altrettante, e questo è stato l’elemento rassicurante, che ne uscivano, suggerendo una possibile evacuazione prima del distacco o un passaggio in un momento di stabilità.

La conferma dopo le operazioni di bonifica

A terra, nel frattempo, si muovevano con cautela le squadre specializzate del soccorso alpino, supportate dalle unità cinofile – i cui cani sono addestrati a fiutare persone sepolte anche a metri di profondità – e dai carabinieri con le loro dotazioni sciistiche, i quali hanno setacciato il perimetro per escludere qualsiasi presenza. Le operazioni, condotte sotto la regia unificata del 118 e del numero unico d’emergenza, sono proseguite fino al calare del buio, quando la temperatura inizia a crollare e le condizioni per i soccorritori stessi diventano più rischiose. La conferma ufficiale, attesa e sperata, è arrivata solo al termine di questa lunga bonifica: le ricerche, per fortuna, hanno dato esito negativo e nessuna persona risulta coinvolta nella valanga.

Il bilancio di una giornata ad alto rischio

L’episodio, sebbene conclusosi senza conseguenze per le persone, getta una luce inevitabile sulla pericolosità del fuoripista in condizioni di innevamento particolari, spesso amate dagli sciatori più esperti in cerca di neve fresca ma potenzialmente insidiose. La dinamica stessa dell’allarme, partito da una testimonianza credibile e amplificato dalla necessaria prudenza delle squadre di soccorso, mostra quanto sia labile il confine tra un incidente grave e uno scampato pericolo in ambienti del genere. Le autorità, da parte loro, hanno potuto soltanto constatare l’assenza di vittime, archiviando l’intervento come un’esercitazione in grande stile, ma reale, che ha testato la prontezza e l’efficacia di un sistema di protezione civile all’erta, soprattutto nel periodo delle festività quando le presenze sulle piste aumentano in modo considerevole.

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